TERAMO. Ci sono il sindaco di Silvi Gaetano Vallescura (Pdl), l’attuale assessore provinciale al turismo Ezio Vannucci (Liberal socialisti) e gli ex consiglieri provinciali del Pd Antonio Topitti e Arnaldo Di Rocco.
I loro nomi compaiono tra i 18 indagati nell’inchiesta sulle firme false per le elezioni regionali del 2008, quelle che hanno incoronato Gianni Chiodi presidente della giunta regionale. Il procuratore Gabriele Ferretti e il sostituto Laura Colica hanno firmato l’avviso di conclusione delle indagini, contestando la falsità ideologica e quella materiale. Sotto accusa sia esponenti del centrodestra sia del centrosinistra iscritti nel registro degli indagati nella loro veste di autentificatori di liste elettorali: per l’accusa avrebbero falsamente accertato l’autenticità di firme che autentiche non erano. Generalmente, quello dell’autentificatore, è un incarico che viene svolto da consiglieri comunali e provinciali, oppure da funzionari della pubblica amministrazioni delegati dal sindaco a svolgere questo compito. Ma sotto accusa ci sono anche elettori la cui firma è stata trovata su più liste: doppie firme a volte messe consapevolmente e a volte, invece, falsificate. Almeno così è stato accertato da alcune perizie grafiche. Inizialmente nell’inchiesta c’erano più indagati, ma la loro posizione sembra andare verso un’archiviazione. Nell’avviso di conclusione, infatti, compaiono 18 nomi.
LE PERIZIE. L’inchiesta venne aperta nel 2009 dalla procura dopo la segnalazione dell’ufficio elettorale dello stesso tribunale teramano. All’epoca furono proprio i funzionari dell’ufficio a segnalare, nel corso delle consuete operazioni di verifica fatte al termine del voto, la presenza delle stesse firme su più liste. Nel corso delle indagini il pubblico ministero ha fatto eseguire numerose perizie grafiche proprio per fare ulteriore chiarezza su vari aspetti. Verifiche ritenute indispensabili dal magistrato in quanto molti indagati hanno detto di aver firmato una sola lista, facendo intendere così che l’autografo sull’altra lista fosse falso. Da qui, dunque, la necessità di ricorrere ad un esperto per fare chiarezza. E, in alcuni casi, le perizie hanno accertato che effettivamente le firme sono risultate falsificate. Proprio per questi episodi l’avviso di garanzia è scattato anche per coloro che, in qualità di pubblici ufficiali incaricati di autentificare gli autografi, avrebbero commesso false attestazioni. Avrebbero cioè attestato la veridicità di quelle firme ma, evidentendente, dichiarando il falso visto che alcuni di quegli autografi messi in calce alle liste sono risultati manomessi.
I PRECEDENTI. Non è la prima volta che la procura teramana si trova a dover indagare sul fenomeno delle false firme per le liste elettorali. Già qualche anno fa, infatti, in tre, tra cui un ex consigliere comunale di Teramo, finirono sotto processo per falso per aver autenticato delle liste elettorali che al loro interno presentavano nomi di persone che avevano già firmato per la presentazione di altre liste. Questi fatti si riferivano alle regionali del 2000 e in questo caso le denunce partirono dai rappresentanti di altre liste, che segnalarono la presenza di identiche firme in più di una lista. Da qui, dunque, gli accertamenti e i successivi rapporti alla magistratura. Tutti e tre, al termine del processo, sono stati assolti perchè il fatto non costituisce reato.