Ora che la Giunta regionale ha stabilito la ripartizione dei fondi per il trasporto pubblico locale, all'Actv possono annunciarlo: domani, con ogni probabilità, sarà depositato nella cancelleria del Tar il ricorso contro il provvedimento. Lo ha detto ieri mattina in Commissione trasporti del Comune il presidente dell'azienda, Marcello Panettoni. Lo stesso ha annunciato anche, senza troppa retorica, che il taglio ipotizzato e poi fissato al 15 per cento rispetto al 2011, sommato agli aumenti dovuti all'introduzione dell'Iva sul trasporto marittimo e dell'aumento dei carburanti, porterà ad un aggravio di circa 20 milioni sui conti dell'azienda. «Se la situazione rimarrà questa - ha detto Panettoni - saremo costretti a ridurre i servizi e a determinare esuberi strutturali, cioè il numero delle persone, due o trecento, che perderanno il lavoro. L'alternativa sarebbe il fallimento, lasciando a casa 2mila 350 dipendenti». Inutile, a quanto pare, ogni tentativo di audizione in sede regionale. «In tutta la mia vita politica - ha aggiunto l'assessore Ugo Bergamo - non ho mai vissuto una situazione del genere. Il capoluogo del Veneto, nonostante anche le richieste del sindaco, non ha avuto la possibilità di esporre i suoi dati in Regione e questo è davvero grave e imbarazzante». Imbarazzato è stato anche il silenzio dei consiglieri di Lega e Pdl, mentre dalla maggioranza si è levata la richiesta di convocare al più presto un Consiglio comunale straordinario. Oggi si riuniscono i capigruppo, ma la seduta sarà programmata per lunedì. «Siamo l'unica azienda del Veneto - ha continuato Panettoni - ad essere intervenuta sia sulla tariffazione (aumento dei biglietti e degli abbonamenti) che sul servizio, con un taglio di 5 milioni di chilometri di percorrenza l'anno. Un taglio del 15 per cento sugli 82 milioni dell'anno scorso ci metterà in difficoltà enormi, anche perché è stato annunciato a maggio, con i servizi già predisposti. È impossibile assorbire un taglio così consistente dopo le misure dello scorso anno». Quanto al ricorso, questo si baserà soprattutto sulla contestazione dell'illegittimità dell'atto perché non assunto dall'organo previsto dalla legge in materia di riduzione dei servizi minimi e delle modifiche al riparto delle risorse, che è la Conferenza interistituzionale di Regione, Province e Comuni.