Udienza ad alta tensione nel processo per le presunte tangenti intascate dall'ex sindaco Enzo Cantagallo e altri 23 imputati dello scandalo Ciclone, sul malaffare al Comune di Montesilvano. Di scena testi importantissimi citati dall'avvocato Milia, difensore di Cantagallo. Michele Russo, presidente della Gtm e amministratore della Mirus, ha parlato dei tre famosi assegni dell'imprenditore Bruno Chiulli (Green service) ritenuti dal Pm una tangente per Cantagallo mascherata dal fittizio acquisto di un pianoforte. Ebbene Russo ha smentito la tesi accusatoria facendo saltare sulla sedia Varone: «Quegli assegni erano riferiti a lavori che con la Mirus avevo fatto per Chiulli. Parallelamente c'era la campagna elettorale di Pescara 2003 e noi curavamo l'immagine di Carlo Masci. Mi pare che Chiulli espresse il desiderio di contribuire alla campagna di Masci. Diedi incarico alla mia segretaria di negoziare gli assegni emessi da Chiulli e girati a se stesso». Quindi, secondo il teste, Cantagallo non avrebbe avuto nulla a che fare con quella operazione. Varone incalza il teste e dice senza mezzi termini che quei soldi non sono mai stati registrati e non sono mai serviti per la campagna di Masci: «Questa è una partita di nero», dice infiammando il dibattimento.
La risposta immediata dell'avvocato Milia: «Domande scorrette su questioni fiscali del teste». Varone: «domande che non piaccio alla difesa». Milia: «Presidente per questi assegni Cantagallo è stato arrestato, evidentemente le domande non vanno bene all'accusa». Varone: «Allora chiamiamo Masci a testimoniare». Il presidente De Santis: «Valuteremo alla fine del processo». Milia: «Le stesse dichiarazioni il teste le fece a suo tempo alla polizia». Come dire: perché non vennero prese in considerazione e non si indagò sulla campagna elettorale di Masci? Altro teste chiave per la difesa la ex moglie di Cantagallo, Linda Piovano, docente di pianoforte, che ha chiarito gli aspetti legati alla vendita a Chiulli del suo pianoforte, rimasto in casa Cantagallo dopo il divorzio. «Enzo mi disse che aveva trovato un acquirente, Chiulli, che voleva però dilazionare il pagamento e allora i diecimila euro pattuiti me li anticipò mia suocera insieme ad altri soldi che regalò a mio figlio Nicolò (anche lui pianista professionista ndr)». La Piovano ha poi fornito chiarimenti anche su alcuni versamenti in contanti sul suo conto corrente, analizzato dal perito dell'accusa, e sull'acquisto di un costoso pianoforte (da 45 mila euro) intestato a Cantagallo. «Quel pianoforte venne pagato da me e dai miei genitori, Enzo contribuì dando in permuta il suo pianoforte che valeva circa 15 mila euro».
Rinviata all'8 giugno, invece, la testimonianza dell'attuale procuratore di Chieti, Pietro Mennini, teste della difesa di Lamberto Di Pentima. Mennini, ieri impegnato per lavoro, verrà sentito in merito alla incompatibilità dell'allora capo della mobile, Nicola Zupo, marito del comandante dei vigili urbani di Montesilvano, con la quale Cantagallo ha confessato di aver avuto una relazione.