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Data: 24/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Russo: nessuna tangente per Cantagallo. Il titolare della Mirus: i soldi di Chiulli erano per la campagna di Masci

L’ex moglie di Cantagallo «Il pianoforte pagato con i soldi dei parenti»

PESCARA. «Chiulli frequentava la mia agenzia come cliente. Quei tre assegni da 7.500 euro emessi dal titolare della Green Service erano in parte per lavori fatti dalla mia agenzia Mirus e in parte per la campagna elettorale di Masci curata dalla Mirus».
Era una delle testimonianza più attese, quella di Michele Russo, titolare dell’agenzia di comunicazione Mirus e attuale presidente della Gtm, che ieri ha deposto nel processo Ciclone chiamato a testimoniare dalla difesa di Enzo Cantagallo, l’ex sindaco arrestato il 15 novembre 2006 con l’accusa di aver preso tangenti per favorire gli appalti pubblici a ditte amiche.
Con la desposizione di Russo la difesa dell’ex sindaco riporta a galla un episodio già uscito dal processo, ovvero un giro di tre assegni partito dall’imprenditore Bruno Chiulli, titolare della ditta Green Service che cura il verde a Montesilvano, e l’uomo che ha patteggiato una pena di nove mesi per il reato di corruzione: in base all’ordinanza d’arresto del 13 dicembre 2006 che ha costretto Cantagallo a restare in carcere fino al 20 gennaio 2007, i tre assegni sarebbero andati all’ex sindaco come prezzo della corruzione. Cantagallo ha sempre rigettato l’accusa e, ieri, quando a Russo è stato chiesto che rapporti avesse avuto con l’ex sindaco, il titolare della Mirus ha risposto: «Conosco Cantagallo ma non ho mai avuto rapporti professionali con lui».
Russo ha aggiunto, quindi, che quei tre assegni erano stati pagati da Chiulli per alcuni lavori della Mirus e come corrispettivo della campagna elettorale di Carlo Masci aggiungendo: «E’ stata una mia dipendente a negoziare gli assegni e presumo che siano stati registrati nella contabilità». Nel giugno di quest’anno, la dipendente della Mirus Fiorella Nevoso aveva detto: «Ho cambiato io i tre assegni di Chiulli e ho dato i soldi al titolare della Mirus». Ma per il pm Gennaro Varone, quei 7.500 euro sarebbero finiti a Cantagallo e, ieri in aula, ha sostenuto che il denaro non è stato registrato e «non è andato neanche alla campagna elettorale di Masci: è stato lo stesso politico a smentirlo pubblicamente sulla stampa». Ne è nato un battibecco con l’avvocato Giuliano Milia, legale di Cantagallo, che ha detto: «Si sta speculando di proposito su un problema fiscale del teste». Due visioni opposte, quindi, perché se per l’accusa quei tre assegni sarebbero finiti a Cantagallo attraverso un giro fittizio, per la difesa invece Cantagallo non ha mai preso quei soldi.
Al processo Ciclone che conta 32 imputati avrebbe dovuto testimoniare anche il procuratore capo di Chieti Pietro Mennini che, però, non è arrivato in aula e la cui testimonianza è stata rinviata. Così, dopo Russo, al banco dei testimoni si è seduta l’ex moglie di Cantagallo Linda Piovano che ha parlato del pianoforte Steinway. La donna ha raccontato che per acquistare il pianoforte a coda da 45mila euro è stata fatta una permuta con un altro pianoforte di Cantagallo. Inoltre, la testimone ha aggiunto di aver contribuito finanziariamente all’acquisto dello strumento musicale personalmente, con i suoi genitori e quelli dell’ex marito. Il processo Ciclone torna adesso l’8 giugno.

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