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Data: 24/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Il dopo amministrative - Il Pd: Chiodi lasci, serve un patto sociale. D’Alessandro e Ruffini presentano la lista delle incompiute: la maggioranza non ce la fa più

PESCARA. «Chiodi non ha più i numeri per andare avanti, altrimenti lui e la sua maggioranza avrebbero approvato le riforme fondamentali per l’Abruzzo. Il governatore prenda atto di questa situazione, alzi la bandiera bianca e dica agli abruzzesi che non ce la fa». Il gruppo del Pd alla Regione lancia un messaggio inequivocabile e, per far comprendere a tutti la situazione presenta la lista delle incompiute della maggioranza.
Il Partito Democratico, nel corso di una conferenza stampa, ha auspicato una immediata riflessione pubblica. «Un nuovo patto sociale tra imprese, organizzazioni sindacali e forze politiche per portare avanti le priorità dell’Abruzzo», spiega il capogruppo Camillo D’Alessandro, parlando di una «sorta di nuova fase del Patto per lo Sviluppo. Noi del Pd», precisa, «siamo pronti».
L’attenzione di D’Alessandro si concentra, in particolare, su «quelle tre o quattro cose fondamentali che servono alla regione, prima della fine della legislatura. Il rischio, infatti», sottolinea il capogruppo, «è che l’avvicinarsi delle elezioni porti sempre di più alla ricerca delle piccole cose, della salvaguardia dei bottini personali dei singoli consiglieri, trascurando ciò che serve realmente. Dobbiamo evitare in ogni modo che la legislatura si trasformi in un “marchettificio”».
Non si limita alle parole il Pd, ma presenta dati concreti per dimostrare che «i numeri non ci sono». «Abbiamo predisposto un documento che elenca le leggi presentate e mai approvate, quelle approvate e mai attuate e quelle mai presentate», annuncia D’Alessandro.
Dati alla mano il capogruppo del Pd ha illustrato le incompiute della maggioranza. «L’Abruzzo, ad esempio», ha evidenziato, «attende da 1.020 giorni la legge sull’Urbanistica e da 900 giorni le norme relative all’attività edilizia, entrambe già assegnate alle commissioni». A questi si aggiungono i 730 giorni per l’intervento regionale in materia di attività estrattiva, al vaglio delle commissioni dal maggio 2010, e i 690 giorni per la legge per l’elezione del consiglio regionale e del presidente della giunta, assegnata in commissione a giugno di due anni fa.
Alle parole di D’Alessandro fanno eco quelle del consigliere Claudio Ruffini, che si concentra sulle leggi approvate e mai attuate e sulla logica dei commissariamenti.
«Non sono mai stati attuati i cosiddetti “principi generali in materia di riordino degli enti regionali”, al vaglio delle commissioni dal marzo del 2009», evidenzia il consigliere. «La legge disponeva che la giunta aveva 180 giorni di tempo per presentare leggi di riordino degli enti e superare i commissariamenti. Invece», sottolinea, «ne restano commissariati ancora 26».
Sul fronte delle riforme necessarie ma mai presentate spiccano, tra l’altro, il Piano sanitario regionale, che «l’Abruzzo», si legge nel documento del Pd, «attende da 330 giorni»; la legge in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa e le norme in materia di edilizia residenziale pubblica e housing sociale.
Tornando sull’idea di un nuovo patto sociale, D’Alessandro ha precisato che «non si tratta assolutamente di una grossa coalizione o di un appoggio esterno». Chiodi», ribadisce il capogruppo, «dimostri di poter approvare le leggi che servono all’Abruzzo o prenda atto di non potercela fare. Dopodiché ci sono diverse vie».
«L’antipolitica», concludono D’Alessandro e Ruffini, «si abbatte anche su questa regione, per vincerla è necessaria la buona politica».

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