PESCARA. Sia nel 2010 che nel 2011 la sanità abruzzese ha chiuso il bilancio senza fare altri debiti e con un po’ di soldi in cassa. Nel 2012 è molto probabile che accada lo stesso. Ci sono dunque le condizioni economiche perché il commissariamento possa concludersi a fine anno, come spera il commissario Gianni Chiodi (ne ha parlato recentemente con il ministro della salute Renato Balduzzi). E che ben prima del ritorno alla gestione ordinaria si possa cominciare a tagliare le tasse (a luglio secondo i piani del governatore), almeno per quella quota che eccede la rata delle cartolarizzazioni. Non è molto ma sarebbe un segnale.
Tutto bene? Fino a un certo punto. Perché a quasi quattro anni dal commissariamento (Chiodi si è insediato agli inizi del 2010 succedendo a Gino Redigolo) e a 5 dall’avvio del piano di rientro (imposto nel 2007 dal governo Prodi), restano alcune criticità che impediscono la chiusura della pratica abruzzese. In particolare ci sono ancora ritardi nella costruzione di un equilibrio tra prestazioni e costi (tecnicamente si parla di Lea e benchmark) e di un equilibrio tra servizi ospedalieri e servizi territoriali.
Ma soprattutto manca ancora l’approvazione del Piano sanitario regionale che è all’esame dei ministeri della Salute e dell’Economia dal 15 marzo scorso.
Un primo giudizio sul Piano viene dal Tavolo di monitoraggio col verbale del 4 aprile, quello che ha certificato l’avanzo di bilancio dell’esercizio 2011 (+4,9 milioni che diventano +60,986 con le coperture fiscali).
Il Piano prevede 9 aree di intervento: sviluppo delle funzioni regionali di programmazione e controllo, governo dei flussi istituzionali, istituzione di un sistema di monitoraggio dell’appropriatezza del Sistema sanitario regionale, gestione delle risorse umane a livello regionale, completamento della rete di assistenza ospedaliera, potenziamento della rete di assistenza territoriale, riprogettazione della rete di emergenza, razionalizzazione della rete dei laboratori pubblici e privati e la razionalizzazione della spesa farmaceutica, tra cui il “Completamento della rete di assistenza ospedaliera” e il “Potenziamento della rete di assistenza territoriale”.
Il tavolo di monitoraggio rimanda nel dettaglio al parere che verrà reso dai ministeri, ma avanza preventivamente alcuni dubbi chiedendo al commissario chiarimenti e integrazioni: «Non viene trattato il tema dell’accreditamento», argomenta il verbale, «viene invece riportato, come elemento qualificante, la previsione della compartecipazione alla spesa, secondo quanto previsto dal Dpcm 2001, per le strutture residenziali». Quanto alle funzioni di programmazione e controllo, il tavolo attende «il piano degli investimenti e la proposta di accordo di programma» per dare un giudizio più qualificato. Il tavolo evidenzia inoltre che «non appare in nessun modo messo a rilievo l’impegno della Regione nell’ambito dell’attuazione della Legge 38/2010 in tutte e tre le reti assistenziali (cure palliative e terapia del dolore, cure palliative pediatriche)». Un ambito, si sottolinea nel verbale, «che impatta direttamente diversi livelli assistenziali quali le Cure Primarie, l’assistenza residenziale, l’assistenza domiciliare e l’assistenza ospedaliera». Altro punto riguarda il personale. Il tavolo chiede di conoscere se «siano stati definiti i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche» secondo la previsione del Piano operativo 2010, e se siano stati conseguiti i risparmi stimati. Nel verbale si ricorda anche la questione delle leggi approvate dal Consiglio regionale in contrasto con il piano di rientro e «lesivi delle prerogative commissariali», che per questo sono state impugnate dal governo davanti alla Corte costituzionale. A questo proposito, si legge nel verbale, «Tavolo e comitato restano in attesa dei richiesti provvedimenti commissariali» per la rimozione delle norme. Ci potrebbero invece essere novità positive per quanto riguarda l’anticipazione di 200 milioni che la Regione ha chiesto al governo a copertura del buco scoperto a fine 2010. La Regione è attualmente impegnata in una ricognizione delle partite debitorie che potrebbe portare a una riduzione del debito pregresso. Il risultato della ricognizione dovrebbe arrivare a giorni.