ROMA - Azzeramento, spacchettamento, spezzatino, liste civiche, papa straniero (leggi Montezemolo), tutte ipotesi che si agitano nel caotico calderone che è diventato il Pdl dopo la sconfitta elettorale. Un vertice dei fedelissimi del Cavaliere tenutosi ieri a palazzo Grazioli non è venuto a capo dell’evidente caos che regna in casa azzurra, al quale contribuisce anche la stampa più vicina al partito, come Libero, che in un titolo a tutta pagina fa un invito secco ai vertici del Pdl: «Dimettetevi tutti». Linguaggio che viene condannato da Sandro Bondi, che lo indica come un’altro dei problemi che affliggono oggi il Pdl, ma che poi si piega al diktat del quotidiano presentando a Berlusconi e Alfano le sue dimissioni da coordinatore nazionale. Dimissioni immediatamente respinte dai due leader azzurri che non pensano sia questo il modo più giusto di reagire alla sconfitta. Forse non giova alla chiamata a raccolta e al serrate le file anche la voce dal sen fuggita allo stesso Cavaliere che, volato a Bruxelles per la riunione del Ppe, sussurra: «Mi chiedo anch’io se resterò in campo». Tentazione mitigata da un ampio sorriso che è quasi un’assicurazione per i suoi di averlo ancora vicino come padre nobile ed ispiratore del partito fondato nel ’94. Una cosa però Berlusconi mette fuori discussione, dicendo: «Escludo la mia candidatura a premier».
Ad arginare la sfiducia e costruire le basi per il rilancio del partito deve pensare soprattutto il segretario Angelino Alfano che, al di là della riproposizione della «grossa novità politica» che dovrebbe vedere la luce nei prossimi giorni, oggi rintuzza quello che chiama «un tentativo di avvelenare i pozzi» attraverso le proposte di azzeramento dei vertici, di scomposizione, di spezzatino del partito. «C’è un tentativo chiaro - dice l’ex ministro della Giustizia - di delegittimare il Pdl, di farlo apparire come qualcosa che non c’è». Secchissimo il no di Alfano contro questa deriva: «Un partito serio non ragiona con la logica della ghigliottina. I moderati devono restare uniti. Non mi sembra l’idea migliore per rafforzare i moderati quella di dividere il Pdl».
Il segretario, nella sua iniziativa, ha tutto l’appoggio del Cavaliere che promette l’intero suo impegno «per il bene dell’Italia e dei moderati aggregati in una formazione costruita sulla falsariga del Partito popolare europeo». Moderati ai quali - afferma l’ex premier - «non potrà non essere vicino Luca di Montezemolo se deciderà di entrare in politica». Ma che - aggiunge Berlusconi - «ho personalmente sconsigliato, per il suo bene, di fare». Nei conversari del Cavaliere a Bruxelles ce n’è anche per Grillo, con cui è tentato di congratularsi: «I complimenti ancora non ho pensato a farglieli, però magari glieli faccio. Anche Grillo - osserva Berlusconi - è figlio di questo momento, dell’antipolitica e quindi di una bolla che deve dare il segnale si una profonda necessità di rinnovamento a quanti, invece, fanno politica con gli attuali partiti».
Ma anche Grillo è sembrato essere nei giorni a cavallo dei ballottaggi un fattore di divisione all’interno del Pdl. Evidenti alcune tentazioni, se non di dialogo, almeno di appoggio contro il candidato del Pd a Parma, contro le quali aveva preso le distanze il coordinatore azzurro in Emilia, Filippo Berselli, affidando all’Ansa il suo invito agli elettori parmensi del Pdl di astenersi al ballottaggio. Divisioni che comunque permangono tra le file degli azzurri su come fronteggiare la difficile situazione creata dal voto delle amministrative. E a questa apparente confusione di lingue sembra far riferimento Fabrizio Cicchitto: «Possiamo fare tutti gli esercizi possibili e immaginabili di spacchettamenti, rottamazioni, dimissioni e quant’altro, ma - osserva il capogruppo pdl alla Camera - se non prendiamo coscienza che il problema fondamentale è quello della linea politica andiamo dietro solo a diversivi». Più propositivo Giancarlo Galan che vorrebbe dare «qualche consiglio a Berlusconi per uscire dal pantano». Ed elenca: «Cambiare nome al Pdl; cambiare facce; programma nuovo e basta con il partito delle tessere».