ROMA - Onorevole La Russa, come è andata la riunione con Berlusconi? E’ vero che vuole azzerare il Pdl?
«Ha già risposto Angelino Alfano: c’è chi vuole avvelenare i pozzi. Nella riunione si è parlato del Paese, dei problemi dei cittadini. Non si è certo discusso della fine del partito».
Però il Cavaliere sembra sedotto dal modello grillino. Avrebbe detto che dovete imparare da Grillo, dal suo entusiasmo.
«Non credo che per l’entusiasmo dobbiamo imparare da Grillo. Faccio politica da tanto tempo e ho ancora l’entusiasmo dell’inizio. Grillo non ha inventato nulla, ha solo utilizzato al meglio il web in un momento a lui favorevole».
C’è chi sostiene che le vecchie facce come la sua non funzionano più. A cominciare dalla tv.
«Non so. C’è chi dice l’opposto e mi sollecita a una maggiore visibilità. Sono più importanti i contenuti, le idee, l’entusiasmo e la capacità, che le facce belle e nuove. Anche il Movimento 5Stelle non si basa solo sui giovani, ma sulla leadership di Grillo: senza Grillo non ci sarebbero i grillini».
A proposito di leadership, Berlusconi è sospettato di voler tornare a guidare il partito. E’ vero?
«Berlusconi lo ha appena escluso e ha sempre detto di non volersi candidare fin da quando ha indicato Alfano come segretario. E non credo che abbia rinnegato il progetto guidato da Alfano. Anzi».
Scajola invece dice che il partito va azzerato. E Bondi si è dimesso...
«E’ brutto che questa proposta venga avanzata da Scajola. Ma cosa vuol dire azzerare tutto? Significa azzerare Berlusconi? O vuol dire azzerare tutto tranne Berlusconi? Scajola, con cui ho un buon rapporto, chiarisca. Non vorrei che per lui, o per altri, fosse attuale la canzone di De André che diceva: la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio».
Dopo la batosta elettorale anche lei potrebbe fare un passo indietro. Avanzano i rottamatori, non teme di essere spazzato via?
«Mi viene da ridere, spazzato via da chi? Guai a pensare che i giovani non debbano avere spazio, io non li vedo come una minaccia. In Lombardia nessuno come me ha favorito l’affermazione di tanti nuovi dirigenti. E comunque noi coordinatori il passo indietro l’abbiamo fatto quando è stato nominato Alfano. Ora a chi toccherebbe? La verità è che il problema non sono i passi indietro, ma quali passi avanti fare. Dobbiamo rendere il Pdl il perno della nuova aggregazione del centrodestra».
Montezemolo si fa avanti...
«Neanche Montezemolo è il nuovo. E se il criterio fosse il nuovismo a tutti i costi, per me anche Montezemolo sarebbe vecchio. E’ cent’anni che dice che entra in politica, rischiando di consumarsi prima di nascere».
La Meloni dice «basta moderati». Voi che venite da Alleanza Nazionale pensate a un partito gollista?
«L’ho detto anche a Berlusconi, in Italia i moderati propriamente detti non sono più del 20%. Forse oggi ci sono più incazzati che moderati. La ricetta giusta è moderati nei toni e intransigenti nei valori. Bisogna uscire dalle definizioni e capire quali sono i valori che uniscono la maggioranza degli italiani, quella che non vuole essere governata dalla sinistra».
Ma voi ex An siete o no tentati di «fare da soli»?
«Noi crediamo ancora nel progetto del Pdl. Però ai Galan e ai Pisanu dico che non avremmo alcuna paura di costruire una forza autonoma più orientata a destra, magari federata al Pdl. Aggiungo che non si può stare in paradiso a dispetto dei santi. Ma sia Alfano che Berlusconi sanno che se nascesse una forza a destra del Pdl, il primo a pagarne il prezzo sarebbe proprio il Pdl».
Minaccia una scissione, lo spacchettamento del Pdl?
«No, esattamente l’opposto: noi vogliamo unire, non dividere. Vogliamo stare in un Pdl unito. Ma tutti sanno che non avremmo alcuna difficoltà dal punto di vista dei consensi a stare da soli. Tuttavia, ripeto, finché esiste il progetto di tenere uniti tutti coloro che sono alternativi alla sinistra, affidato da Berlusconi e da tutti noi ad Angelino Alfano, noi stiamo in questo progetto. Da protagonisti».
C’è spazio per Casini?
«Certamente. Casini è parte, come noi, del Ppe. Poi decideremo insieme strumenti, formule e leader».
Cresce nel Pdl la tentazione di mollare Monti e di ricucire l’alleanza con la Lega. Lei è tra questi?
«Io ero tra quelli che volevano andare subito alle elezioni. Ma ora tutti insieme stiamo facendo vivere il governo, senza però che ciò significhi un’adesione acritica a tutti i provvedimenti. Insomma, in alcune occasioni potremmo votare contro. Ciò però non significherebbe la caduta del governo: Monti una maggioranza in Parlamento la trova comunque per arrivare al 2013. L’importante è capire che gli italiani l’accettano come una parentesi, l’aspirazione è la buona politica».