ROMA La crisi economica colpisce anche la previdenza complementare: nel 2011 - secondo quanto emerso nella Relazione annuale presentata ieri dal presidente, Antonio Finocchiaro - i rendimenti dei fondi pensione integrativi sono stati molto inferiori a quello del Tfr mentre nell'anno circa il 20% degli iscritti (1,1 milioni su 5,5 milioni complessivi) hanno sospeso i versamenti a causa delle difficoltà a risparmiare.
Nel 2011 gli iscritti a fondi pensione nel complesso erano 5,5 milioni in aumento del 5% rispetto al 2010 sfiorando il 24% del totale dei lavoratori. L'aumento è stato trainato dalle adesioni ai Pip (piani pensionistici individuali che registrano il 25% in più e rappresentano i tre quarti delle nuove iscrizioni). Nei primi tre mesi del 2012 gli iscritti ai fondi hanno superato quota 5,6 milioni (+1,5%), soprattutto grazie alla crescita dei Pip (con un +5,5% superano quota 1,5 milioni di iscritti)).
«Recenti analisi - afferma Finocchiaro - riportano che circa la metà dei pensionati italiani fruisce di una prestazione di primo pilastro inferiore ai mille euro con un potere di acquisto reale in diminuzione. La crescita della previdenza complementare è una esigenza economico sociale».
Nel 2011 l’elevata volatilità dei mercati finanziari, i forti ribassi dei corsi azionari e obbligazionari privati, la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici a breve termine - si legge nella Relazione -«hanno inciso sui risultati delle forme pensionistiche complementari, nella media inferiori alla rivalutazione del Tfr attestatasi al 3,5% a causa del riacutizzarsi delle pressioni inflazionistiche». Nel 2011 i fondi pensione negoziali hanno registrato un +0,1% (a fronte del 3,5% di rivalutazione del Tfr) mentre i fondi pensione aperti hanno segnato un -2,4% e i Pip nuovi unit linked un -5,7%. Nei primi tre mesi del 2012 i rendimenti della previdenza complementare sono stati molto superiori alla rivalutazione del Tfr (1,1% per il trimestre) con un +3,7% per i fondi negoziali, un +4,8% per i fondi aperti e un +6,2% per i pip. Risultati che comunque dovrebbero peggiorare nei prossimi mesi a causa dell'andamento negativo dei mercati finanziari.
Sull’importanza della previdenza complementare si è espresso il ministro del Lavoro, Elsa Fornero pur sottolineando che «non è la panacea dei mali dell'economia italiana come a un certo punto si è creduto. La performance dei redditi dal lavoro, soprattutto da lavoro dipendente - ha detto - consente alle famiglie di stabilizzare i consumi a prezzo della riduzione del risparmio. I lavoratori fanno fatica con questi redditi a pensare di accumulare per la loro età anziana».