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Data: 24/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Anche la Chiesa insorge cancellata la frase anti-rom. Sospiri: «E’ stata una idea mia, ma il sindaco era d’accordo»

La diocesi lo bacchetta: «I fatti hanno bisogno di vanitosa pubblicità?». Lorenzo Sospiri non si nasconde: «Il manifesto l'ho fatto io. E' stato condiviso dal sindaco e dai consiglieri comunali. Si sta correggendo lasciando solo la frase: ridate le case a chi non delinque. Il messaggio era questo. Forse non era spiegato bene, ma francamente accusare me di razzismo, io che ho avuto il padre emigrato, mi sembra una grande ipocrisia da parte di chi, fino a dieci giorni fa, si diceva indignato per l'uccisione di un ragazzo di 24 anni e chiedeva più sicurezza in città».
Un passo indietro che non ferma le polemiche su quel manifesto di sei metri per tre notato sulla rotatoria del Rampigna: «Fuori dalle case popolari rom e delinquenti», con in testa il simbolo del Popolo delle libertà.
Pubblicità istituzionale razzista, avevano tuonato le opposizioni, mentre nello stesso Pdl si prendono le distanze dall'iniziativa del coordinatore provinciale Lorenzo Sospiri, che è anche consigliere comunale e regionale. Il presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano ha contestato pubblicamente il contenuto del manifesto. Critici anche il portavoce del gruppo regionale del Pdl, Ricardo Chiavaroli, e la consigliera Alessandra Petri. Ma la bacchettata più vigorosa arriva dalla Chiesa, con una nota dell'ufficio comunicazioni sociali della diocesi, dunque dell'arcivescovo Valentinetti: «La generalizzazione utilizzata nell'accostamento di rom e delinquenti ci è sembrata inopportuna. E' vero che spesso la cultura nomade, se è possibile ancora chiamarla così, si è macchiata di illegalità. Ma rendere l'equazione matematica è un pregiudizio razziale e non aiuta a stemperare il clima già pesante che si respira in città».
La nota della diocesi continua: «Avevamo scelto di non esprimerci dopo le manifestazioni seguite alla morte di Domenico Rigante. Volevamo mantenere bassi i toni, fare sbollire la rabbia, contando sulla prudenza della pubblica amministrazione e sulla necessità di far rispettare le leggi, non solo ai rom, ma a tutti i cittadini che delinquono. Ma non abbiamo potuto tacere di fronte ai 6X3 che tappezzano orgogliosi la città: i fatti parlano da soli, o hanno bisogno di vanitosa pubblicità?». Quindi un ultimo monito: «La legalità è un valore fondamentale che va difeso sempre per il bene di ogni singolo cittadino e della comunità intera. Gli eventi tragici e inaspettati devono favorire innanzitutto autocritica e verifica del lavoro svolto e poi stimolare percorsi di mediazione e riconciliazione, per una reale convivenza nel rispetto delle norme». Sospiri ribadisce il senso della sua iniziativa: «Dal 2009 obblighiamo la Regione a stanziare dei fondi per liberare gli alloggi popolari occupati abusivamente o per delinquere, utilizzati come luogo di spaccio e deposito di droga. Se non sbaglio, anche Codici ha chiesto al Comune interventi immediati di sfratto dopo la vicenda Rigante. Ecco perché mi sembrano molto ipocrite le reazioni di oggi».
A Sospiri viene in soccorso il coordinatore cittadino del Pdl, Federica Chiavaroli: «Nessun intento discriminante in quel manifesto, ma dobbiamo lavorare per superare barriere e diffidenze e rendere le nostre città realmente multiculturali». Per il consigliere regionale del Pd Marinella Sclocco, nata e cresciuta (anche politicamente) nel quartiere di Villa del Fuoco: «Il problema grave è che un partito politico che governa la nostra città, la Provincia e la Regione, fa comunicazione istituzionale a mezzo di manifesti che istigano all'odio razziale». «Sciacallaggio politico», dice invece Santino Spinelli a nome del Centro culturale Romanò. «Pdl costretto a imitare la lega», chiosa Maurizio Acerbo di Rifondazione.

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