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Data: 25/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Pdl e Pd: è finita l’era dei commissari. Chiavaroli: Patto forte per l’Abruzzo. D’Amico: programma di fine legislatura

Il consigliere di centrosinistra: in questi anni la Regione ha perso una capacità autonoma di governo

PESCARA. «Dobbiamo tornare alla fisiologia della politica, riprendendo quell’idea del “Patto forte per l’Abruzzo” di cui parlava il direttore del Centro, Baraldi, in un suo recente editoriale. In questa regione, se non si rinnova il sistema - la politica, le imprese, il terzo settore - ci sarà l’implosione della vita civile. L’obiettivo deve essere: prima di ogni cosa, l’Abruzzo. E la fine della fase dei commissariamenti è necessaria in questa prospettiva».
Riccardo Chiavaroli è un ex radicale che sta fuori dalla logica del cosiddetto bipolarismo muscolare. Portavoce del gruppo consiliare del Pdl in Regione, di cui fa parte, Chiavaroli è fra quelli che, nella maggioranza di centrodestra, guardano ai 18 mesi che separano la politica abruzzese dall’appuntamento con le elezioni regionali come a un periodo in cui lasciarsi alle spalle la fase lunga dei commissariamenti (dalla sanità alla ricostruzione dell’Aquila a quella dei tanti enti strumentali regionali) per tornare alla gestione ordinaria della cosa pubblica. Un tema riaperto, l’altro ieri, dal ministro Fabrizio Barca, il quale ha annunciato che, entro l’estate, termineranno i poteri straordinari affidati dal governo al presidente della Regione, Gianni Chiodi, nella ricostruzione dell’Aquila.
«Sì», dice Chiavaroli, «è maturo il tempo per uscire dalla fase dei commissariamenti. Con due premesse, però. La prima: il commissariamento per il post-terremoto, Chiodi, non se l’è cercato e l’ha svolto con spirito di sacrificio. La seconda: anche il commissariamento per la sanità lo ha imposto il governo, quello di Prodi nel 2007, e Chiodi lo sta svolgendo egregiamente. Poi ci sono i commissariamenti, decisi dal governo regionale, di enti e società strumentali dove l’abolizione degli organi di gestione ordinari ha comportato risparmi notevoli. È indubbio che questa fase vada adesso superata. Io sarei contrario non solo a mantenere il commissariamento di Goio per il fiume Aterno ma anche a rifare il commissario per il dragaggio del porto di Pescara. In questo caso devono essere gli enti locali a occuparsene per il tramite dello Stato».
Secondo il consigliere regionale del Pdl, il recente voto alle comunali rappresenta «uno spartiacque» anche per la politica abruzzese. «E’ finito veramente un periodo», dice Chaivaroli. «La politica ora deve avere la capacità di capire subito e di adeguarsi al mutato clima nel Paese, altrimenti siamo perduti tutti: a destra come a sinistra. La presenza nella nostra regione di tanti poteri commissariali ha influito anche sugli elettori che non, riuscendo a individuare chi gestisce cosa, non ha potuto giudicare se le forze politiche del suo territorio, i poteri normali per così dire, avessero fatto bene o male. Lo stesso Cialente ha probabilmente tratto un beneficio elettorale dal fatto di essersi eretto a paladino dell’Aquila, fuori dalla logica dei poteri commissariali».
Sull’altro fronte politico, non è di oggi la richiesta di mettere la parola fine alla stagione dei commissari. Ma c’è chi, come Giovanni D’Amico, vede nell’anno e mezzo che l’Abruzzo ha davanti a sé prima di tornare alle urne, un’opportunità da sfruttare per un programma di fine legislatura su cui concentrare gli sforzi - di maggioranza e opposizione nei loro ruoli distinti - in un clima di ripristinata fisiologia democratica.
«Il tema della fuoriuscita dai commissariamenti è urgente», avverte il consigliere regionale del Pd, «per una regione che, in quattro anni, ha perso le proprie funzioni istituzionali di matrice costituzionale. Questa Regione non ha più una capacità autonoma di governo in materie essenziali, anche perché Chiodi non ha mai disgiunto la funzione di commissario da quella di presidnte della Regione, finendo così con lo svilire le prerogative dell’assemblea legislativa».
«Questo modo di interpretare il ruolo di commissario», prosegue D’Amico, «ha messo in evidenza un’incapacità del centrodestra di governare i processi di cambiamento della società che, sommata alla fine del berlusconismo, lascia oggi il presidente Chiodi palesamente senza riferimenti».
«Il voto alle comunali, in questo contesto», prosegue il consigliere di opposizione, «ha mostrato che gli elettori abruzzesi sono alla ricerca di altri equilibri politici e vedono, per ora, nel centrosinistra un punto di riferimento. Ma la ricerca vera è quella di una classe dirigente all’altezza del compito di rigenerare l’autonomia regionale. La maggioranza, in questi mesi, è andata in progressivamente logorandosi e rischia, ora, di trascinare con sé l’intero Abruzzo. Ma il presidente Chiodi ha ancora un ultimo margine per fissare un programma di fine legislatura sul quale le opposizioni hanno dato la loro disponibilità al confronto. Da sola, la maggioranza non è in grado di fare le leggi di riforma che servono all’Abruzzo».
Il Patto per lo sviluppo dell’Abruzzo, nella prospettiva di uno sforzo congiunto fra maggioranza e opposizione, è un’occasione andata finora sprecata, secondo D’Amico.
«L’errore commesso da Chiodi», conclude il consigliere del Pd, «è stato quello di chiedere risorse al governo, senza dire quali risorse avrebbe messo sul tavolo l’Abruzzo. Finché, poi, non è intervenuto il ministro Barca con il Progetto Ocse. Mi pare che il dibattito che la Regione ha sviluppato intorno a quel documento sia stato insuficiente. Il Progetto Ocse, invece, andrebbe articolato e tradotto in musire di legge».

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