Sono apparsi qualche giorno fa, prima sui muretti di alcune scuole del Tuscolano, poi sulle banchine della metropolitana. Gialli, adesivi, pubblicizzati sul web, descrivono metodi ritenuti «infallibili» per non pagare i biglietti in metro e diventare infallibili portoghesi: saltare i tornelli, passarci sotto o entrare insieme ad altre persone. La parola d’ordine su Internet è «Atac nun te pago», un’onda di protesta contro il rincaro dei ticket nata su un blog che ha contaminato Twitter e Facebook e che oggi, a partire dalle 13, si materializzerà in una manifestazione in via Prenestina, sotto la sede dell’Atac.
Dai nativi digitali vengono chiamate «autoriduzioni», «percorsi di riappropriazione» e nascono nella pagina online Nonvipaghiamo.noblogs.org che annuncia: «Quello che dall'alto ci rubate, dal basso ce lo riprendiamo». Ieri il movimento ha organizzato online un flashmob: tutti sotto la sede dell’assessorato alla Mobilità in via Capitan Bavastro per gridare :«Il biglietto pagatelo te». Il servizio scadente e i costi imposti sono cause di emarginazione sociale» scrivono studenti e precari sul blog e sulla pagina Facebook Atac noi non paghiamo! E ancora: «Boicottiamo l’azienda, andiamo tutti in bici» il commento di Vania, «i dirigenti Atac prendono più di 100mila euro l'anno» tuona Nino mentre le adesioni alla manifestazione di oggi continuano a crescere. «Non sono di Roma ma vengo per solidarietà» scrive Pietro, mentre su Twitter nascono gli hashtag (canali tematici) #atacnontipago, #carretta (ossia i vagoni della metro e i bus stracolmi), #undramma (il viaggio dei pendolari) per seguire in diretta l’evoluzione della manifestazione prevista oggi. Francesco intanto cinguetta su Twitter: «Aumentare il 50% il prezzo del proprio servizio, diminuendone quotidianamente la qualità. Atac può farlo». Nascono anche nuovi blog come Noaumentobigliettometrebus e Odisseaquotidiana dove si racconta la vita dei pendolari, tra scioperi, interruzioni del servizio e vagoni della metro B obsoleti: «Prima aumentino i mezzi, gli autisti e l’aria condizionata, poi il costo dei biglietti». Proteste, consigli per superare i tornelli della metro, ma anche un software per creare tessere Metrebus false. E’ l’opera di un liceale romano che già da tempo su Youtube ha pubblicato un video per spiegare come funziona Atac Fake, applicazione scaricabile. Ma il ragazzino avverte: «Non sono responsabile dell’uso che ne verrà fatto». L’esercito dell’«Atac nun te pago» ha anche alleati studenti spagnoli del sito Memetro: hanno creato un’applicazione per segnalare con Twitter la presenza di controllori. Si paga sette euro per iscriversi, soldi che alimentano una cassa comune per pagare eventuali multe. Il movimento romano si sta allargando e online arrivano consigli anche dalla Svezia, dove l’esercito degli I don’t pay usa addirittura fascette di plastica per tenere aperti gli accessi della metro.