Chi si aspettava che le elezioni potessero mettere fine allo scontro logorante tra Comune e commissario sulla ricostruzione pesante (centri storici e case E) è rimasto ancora una volta deluso. La polemica, infatti, torna a infuriare in un momento particolarmente delicato: quello dell’avvio dei cantieri e della transizione della governance agli enti locali. Dopo aver provocato le ire di Cialente dicendo che «è bello andare in centro e sentire la musica dei martelli... grazie all’imponente lavoro di preparazione cha abbiamo svolto in questi anni in maniera non sempre visibile», Chiodi ieri ha fatto marcia indietro sulla sua circolare dello scorso 24 maggio. Il provvedimento prevedeva la subordinazione dell’erogazione dei contributi di riparazione degli immobili classificati E all’interno del centro storico all’approvazione del piano di ricostruzione e non all’adozione, come previsto nell’ordinanza 3996 che intendeva accelerare la riparazione. Uno stop che il commissario motiva con «la necessità di organizzare il sistema ordinario degli enti locali» e, dunque, con l’incontro che si terrà la prossima settimana tra struttura commissariale e comuni del cratere. «In quella sede - dice Chiodi - verranno discusse alcune ipotesi organizzative, il complesso delle competenze da riaffermare in capo ai sindaci del cratere e le modalità di avvio dei cantieri nei centri storici, sia con la procedura ordinaria conseguente alla approvazione dei piani, sia con la procedura accelerata di cui alla ordinanza 3996».
Una decisione che ha mandato su tutte le furie l’ex (in procinto di conferma, però) assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano: «Ora basta! Chiodi lasci immediatamente il suo posto da commissario. E altrettanto faccia la sua elefantiaca ed inutile struttura di missione comunque oggi si chiami. Compiano questo gesto nell’interesse della rinascita del Capoluogo e per il bene dei cittadini». Quanto accaduto, dice Di Stefano, «è la dimostrazione della confusione che esiste nella struttura commissariale. Dopo aver a più riprese ostacolato i percorsi predisposti dal Comune – o meglio, dai Comuni del cratere sismico -, dopo aver cercato in tutte le maniere di frenare le procedure attraverso documenti di vario genere che hanno finito per intasare una filiera già di per sé molto complessa ed eccessivamente burocratica a cui, nonostante l’ordinanza 4013 del marzo 2012, ancora non vengono rinnovate le convezioni per l’esame delle pratiche presentate dopo il 31 agosto 2011, dopo aver detto e contraddetto sui piani di Ricostruzione, si è consumato l’epilogo di un’altra vicenda sconcertante».
Secondo l’ex assessore Chiodi firma «quasi a occhi chiusi provvedimenti che costituiscono delle autentiche trappole e che, una volta che gli viene fatto notare che i medesimi comportano un danno all’opera di ricostruzione, si comporti di conseguenza. Ma, se vogliamo, questo atteggiamento è ancora più grave. Il Comune, da quando la ricostruzione delle case è partite, ha liquidato 1 miliardo e mezzo di euro di contributi ed evaso l’85% delle pratiche che sono state messe nella sua disponibilità, cioè quelle che hanno avuto l’assenso per la parte economica fornita da Cineas. E senza i vincoli che ha avuto, avrebbe potuto fare di più».