L’AQUILA. Chiodi ci aveva provato di nuovo a mettere i bastoni fra le ruote al Comune (e ora sta diventando patetico) annunciando che i soldi, anche per quei lavori già iniziati in palazzi vincolati, sarebbero stati subordinati all’approvazione dei piani di ricostruzione.
Per capire bene quello che è successo bisogna riepilogare gli avvenimenti. Nelle ultime settimane nel centro storico cittadino sono stati aperti cantieri relativi a palazzi che hanno il vincolo della Soprintendenza. I lavori sono partiti dopo il via libera del Comune e della stessa Soprintendenza.
Gianni Chiodi evidentemente non l’ha presa bene e forse si è visto scavalcato tanto da emettere due giorni fa una circolare esplicativa (l’ennesima che si va ad aggiungere alla montagna di carte prodotta fino ad ora) per dire che «nel caso di interventi relativi a immobili ubicati all’interno del centro storico l’erogazione dei contributi è subordinata anche alle previsioni del piano di ricostruzione o di un suo stralcio. Pertanto, l’approvazione del Comune ovvero, per gli edifici vincolati, della Soprintendenza, produce effetti unicamente in merito alla legittimità dell’intervento sul piano urbanistico, mentre l’erogazione dei contributi resta comunque subordinata all’approvazione del piano di ricostruzione o di un suo stralcio». Come dire: fate fate ma per i soldi dovete sempre passare da me e se non c’è il piano di ricostruzione non vedrete un euro.
Ieri la marcia indietro contenuta in un comunicato dove si dice: «In conseguenza della condivisa necessità di organizzare il sistema ordinario degli enti locali per affrontare il processo della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, la prossima settimana si terrà un apposito incontro tra struttura commissariale e comuni del cratere. In quella sede verranno discusse alcune ipotesi organizzative, il complesso delle competenze da riaffermare in capo ai sindaci del cratere e le modalità di avvio dei cantieri nei centri storici, sia con la procedura ordinaria conseguente alla approvazione dei piani, sia con la procedura accelerata di cui alla ordinanza 3996 (articolo 4). Ritenendo necessario attendere le risultanze del predetto incontro, il Commissario Delegato ha disposto che la trasmissione al governo della bozza di decreto relativa alla organizzazione degli uffici territoriali venga posticipata e che l’efficacia del contenuto della circolare (quella di due giorni fa ndr) venga sospesa nelle more della emanazione di un atto più articolato che tenga conto delle diverse problematiche afferenti all’avvio dei cantieri nei centri storici». Come dire scusate la gaffe.
Naturalmente dal Comune dell’Aquila sono partiti subito siluri.
L’assessore uscente ed entrante alla Ricostruzione Pietro Di Stefano ha visto rosso e si è gettato sull’avversario di sempre, Chiodi (che lui considera poco più che la controfigura del capo della Stm l’architetto Gaetano Fontana ritenuto il vero macchinista del treno della ricostruzione) con un comunicato durissimo: «Ora basta! Chiodi lasci immediatamente il suo posto di Commissario per la ricostruzione. E altrettanto faccia la sua elefantiaca ed inutile struttura di missione comunque oggi si chiami. Compiano questo gesto nell’interesse della rinascita del Capoluogo e per il bene dei cittadini. Quanto accaduto tra ieri e stamani è la dimostrazione, qualora ce ne fosse stato bisogno, della confusione che esiste nella struttura commissariale, che inevitabilmente si ripercuote sui professionisti, le imprese, la gente e sull’efficacia e la celerità delle procedure per la ricostruzione. Dopo avere a più riprese ostacolato i percorsi predisposti dal Comune o meglio, dai Comuni del cratere sismico, dopo aver cercato in tutte le maniere di frenare le procedure attraverso documenti di vario genere che hanno finito per intasare una filiera già di per sé molto complessa ed eccessivamente burocratica a cui, nonostante l’ordinanza 4013 del marzo 2012, ancora non vengono rinnovate le convenzioni per l’esame delle pratiche presentate dopo il 31 agosto 2011, dopo aver detto e contraddetto sui Piani di Ricostruzione, si è consumato l’epilogo di un’altra vicenda sconcertante. Ieri, con un comunicato stampa, Chiodi ha dato notizia di una sua circolare che ancorava la riedificazione degli stabili del centro storico all’approvazione del Piano di Ricostruzione, aggirando completamente, arbitrariamente e illegalmente le disposizioni dall’Ordinanza 3996. Oggi, con altro comunicato stampa, esegue una frettolosa marcia indietro e sospende l’efficacia di quella circolare inutile e confusionaria. Siccome sono del parere che il Presidente della Regione Abruzzo non sia uno sprovveduto, sono convinto che lo stesso firmi, quasi a occhi chiusi dei provvedimenti che costituiscono delle autentiche trappole (qui è l’attacco a Fontana ndr) e che, una volta che gli viene fatto notare che i medesimi comportano un danno all’opera di ricostruzione, si comporti di conseguenza. Ma, se vogliamo, questo atteggiamento è ancora più grave, perché frutto di una superficialità dello stesso Commissario e dell’incapacità di alcune persone che lavorano a fianco a lui».
Ma a chiedere le dimissioni da commissario alla ricostruzione di Gianni Chiodi è oggi anche il consigliere regionale di Forza Italia (lo stesso partito di Chiodi) Giuseppe Tagliente il quale afferma: «Il perdurare delle polemiche tra Chiodi e Cialente in un interminabile ping pong, lascia sconcertati. A mio giudizio, a questo punto Chiodi farebbe bene a dimettersi da commissario alla ricostruzione, senza aspettare la fine dell’estate e il ben servito del ministro Barca, e a passare ogni competenza al sindaco Cialente, il quale così non avrebbe più motivo di doglianze e potrebbe dimostrare quel che è capace di fare da solo, anzi come lui stesso ha detto con una struttura operativa di appena quaranta persone. Ignoro se un provvedimento di questo tipo gioverà all’Aquila, dal momento che Cialente ha già dato prova di quel che vale nel lungo periodo in cui è stato chiamato a svolgere funzioni di sub commissario, ma gioverà certamente alla Regione che potrà riavere per questo scorcio di legislatura un presidente finalmente a tempo pieno».