Due milioni di euro o giù di lì. Non meno di un milione e 800 mila euro. Tanto costa ai pescaresi il licenziamento - la non assunzione per dirla alla Bersani - di Edoardo Barusso, il super manager passato alla storia per aver ricevuto il più alto compenso a fronte di neppure un minuto di lavoro.
La Cassazione ha spezzato anche l’ultimo filo di speranza di uno sconticino: il ricorso presentato dalla Provincia è stato respinto anche in Cassazione su tutti i punti presentati. «Il manager ha diritto ad essere pagato e al riconoscimento di un indennizzo per il danno d’immagine», questo è più o meno il succo della sentenza, ribadito in tutti i tre gradi di giudizio. L’amministrazione presieduta da Guerino Testa si ritrova così a dover sostenere una stangata senza precedenti e che costringerà l’ente a una brusca frenata su investimenti e programmi: la cultura ne pagherà le conseguenze, visto che il rubinetto dei contributi alle associazioni si ritrova prosciugato in partenza.
«Avevamo già messo da parte un milione e mezzo in due diverse tranches - ha detto Testa -, ma rifacendo i conti ci siamo resi conto di dover affrontare una spesa più consistente, non inferiore al milione e 800mila o 900mila euro, il che vuol dire che si apre un problema finanziario notevole, non posso che esprimere amarezza e preoccupazione». Alla copertura della somma da rifondere mancherebbero circa 300mila euro. Tutto questo per un incarico da direttore generale dell’ente che venne assegnato e subito revocato al dottor Edoardo Barusso, ma troppo tardi per evitare il danno: il contratto era già stato firmato, da qui il riconoscimento legale di tutti i compensi non percepiti più una quota per danno d’immagine. Non è finita qui perché a quella spesa rilevantissima va pure aggiunta l’altra pure consistente sostenuta per Mario Collevecchio, nominato manager dal 2002 al 2009 al posto di Barusso. «Parliamo quasi di un altro milione di euro visto che Collevecchio risulta aver percepito 170mila euro l’anno» ha detto il vice presidente della Provincia, Fabrizio Rapposelli, «e sono furibondo per questo».
Correva l’anno duemila e in Provincia governava il centrosinistra guidato da Pino De Dominicis. Nient’affatto tenero nei confronti suoi e di tutta l’amministrazione di allora, Guerino Testa: «Chi ci ha preceduto ha gestito male la vicenda, mi riferisco a tutto il centrosinistra, non solo al presidente De Dominicis -. Si poteva risolvere con più cautela e responsabilità questo problema che si è rivelato una bomba a orologeria». Testa spera che la cosa non finisca qui e dice: «La Corte dei conti farà le proprie valutazioni al riguardo».