L'ex premier: "Noi intendiamo proporre il modello francese e quindi necessariamente il doppio turno". "Il Colle? Ci sono responsabilità che non si possono ignorare"
ROMA - "Siano i cittadini stessi a decidere con Il loro voto il presidente della Repubblica. Vogliamo essere nella situazione di Atene, che è ingovernabile, o nella situazione di Parigi che appena eletto presidente ha preso in mano la situazione anche a livello internazionale?". L'ex premier Silvio lancia così la sua ipotesi di riforma costituzionale. Scegliendo "il presidenzialismo alla francese con il doppio turno". La prima reazione del Pd, però è negativa: "L'ipotesi di una riforma in senso presidenziale e l'introduzione del doppio turno non è un tabù, ma non vediamo le condizioni per affrontare da qui ai prossimi mesi un tema di questo genere. Sospetto che attraverso questa via non si voglia fare nulla di nulla" replica il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Ed ancora: "'Basta distrazioni da prestigiatori: invece di invocare riforme epocali che il Parlamento non avrebbe il tempo di approvare, i vertici del Pdl dicano "se vogliono cambiare subito la legge elettorale che impedisce ai cittadini di scegliere i deputati o se vogliono tenersi il 'porcellum'" aggiunge Maurizio Migliavacca, coordinatore segreteria Pd.
LA SCHEDA: SISTEMI A CONFRONTO 1
"Abbiamo deciso di compiere il gesto ardito di presentare al Paese, alla maggioranza e all'opposizione una possibilità di modernizzazione del Paese, dando la possibilità di incidere direttamente attraverso elezioni primarie sulla scelta del Presidente". E se così dovesse essere Berlusconi sarà della partita? Evasiva, ma non troppo, la risposta dell'ex premier: "O farò quello che mi chiederà di fare il Popolo della Libertà. Sono ancora qui perché sono stato eletto e resto fino alla fine della legislatura. Non è mia ambizione, ma ci sono responsabilità che non si possono ignorare".
I tempi per la riforma, sostiene Berlusconi, sono maturi. "Bisogna profittare della prossimità della fine legislatura; della scadenza di un eccellente presidente Repubblica; e terzo della riforma della costituzione dalla prossima settimana in Senato. Ci sono i tempi, noi presenteremo l'articolato all'aula del Senato come emendamento".
Il premier, poi, torna al passato e al suo passo indietro da palazzo Chigi. "Mi parve necessario lasciare il governo anche su insistenza di importanti istituzioni del paese" per lasciare "il posto a un governo tecnico che solo avrebbe consentito un incontro tra la maggioranza, noi, e l'opposizione per fare un tavolo avolo capace di arrivare in tempi rapidi a una trattativa circa un cambiamento dell'architettura istituzionale del paese. Una riforma della Costituzione".
Per il segretario del Pdl Angelino Alfano quella proposta oggi "è la più grande modernizzazione del sistema istituzionale italiano. Dobbiamo fondare la Terza Repubblica, che non può fondarsi sulle alchimie della Seconda.
Deve essere passo avanti. Mettere in sicurezza le conquiste di quella, essenzialmente consistenti nel rapporto diretto dei cittadini con il Presidente del Consiglio".
"Siamo così convinti della bontà del percorso che indichiamo sulla elezione diretta del presidente della Repubblica che siamo pronti a discutere con le altre forze anche delle loro proposte di riforma della legge elettorale. E' giunto il momento per l'Italia di avere sistema moderno" continua Alfano che, rivolgendosi a Berlusconi, fa una gaffe e lo chiama "il presidente della Repubblica".
Il futuro del Pdl. "E' mia responsabilità restare ancora in un partito saldo, compatto, che non si scioglie e non si divide e resterò in campo come presidente del Popolo della libertà" continua Berlusconi parlando del suo partito in piana crisi di nervi. E a chi chiede cambiamenti interni Alfano replica così: "Siamo disponibili a concorrere ed a
organizzare primarie aperte per la premiership e di programma. Noi ci rivolgiamo a chi vuole una grande alleanza di liberali, innovatori, moderati, riformisti. Un'alternativa alla sinistra, un soggetto aperto con vertici scelti dai militanti". E i veti du Berlusconi arrivati da Casini? "A noi non risultano veti di natura personale da Casini, ma solo ragionamenti politici anzi, lui ci richiama ad un'alleanza sui contenuti mente Montezemolo nella lettera sul Corriere non faceva riferimenti personali". Berlusconi, comunque, non sarà della partita: "Confermo preferire di non essere il candidato del Pdl per quanto riguarda il presidente del Consiglio".
Le reazioni. Porte sbarrate a Berlusconi da Fli. "Proposta tardiva che andava avanzata nel 2001 o nel 2008, quando il centrodestra aveva numeri e tempi per cambiare davvero le istituzioni. Adesso è pura propaganda" dice Italo Bocchino. Negativa la reazione di Antonio Di Pietro: "La proposta di Berlusconi è solo un artifizio e un raggiro per far credere ai cittadini di voler fare le riforme, ma in realtà si allungano soltanto i tempi di discussione". Possibilista la Lega: "Il tempo è stretto, pressoché scaduto, per una riforma costituzionale in questa legislatura e su un tema così complicato come il presidenzialismo, ma se si riesce a fare il miracolo noi ci siamo" afferma Roberto Maroni. lapidario il compagni di partito Roberto Calderoli: "'Parlare oggi, a circa otto mesi
dallo scioglimento delle Camere, di elezione diretta del Presidente della Repubblica e di doppio turno, significa non voler fare le riforme".