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Data: 27/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti contestato sulle tasse «Ma la protesta non serve» Fischi e applausi per il premier. La Lega lo attacca

ROMA - Hanno addirittura noleggiato un aereo, di modo che l’enorme striscione firmato Lega Nord con la scritta «Basta Monti, basta tasse» fosse ben visibile a tutti. Hanno protestato, insultato, fischiato a volte così forte da coprire la sua voce, nonostante gli altoparlanti e gli applausi che dall’altra parte della piazza si levavano altrettanto forti in sua difesa. Hanno sfilato per le vie della città chiedendogli di andare via, urlando slogan contro la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, contro l’austerity e le tasse. Che Bergamo in questo periodo fosse una città per lui non proprio ospitale, il presidente del Consiglio probabilmente lo sapeva. Se non altro perché qui pulsa forte il cuore leghista, è qui che armato di ramazze il popolo della Lega ha gridato il suo «orgoglio padano». Ma forse Mario Monti non immaginava una contestazione così, la Lega ma anche il movimento degli studenti, i partiti e i movimenti della sinistra antagonista, i no Tav. Non ci era abituato: da quando ha preso le redini del governo è la prima volta che si trova a dover fronteggiare una situazione del genere.
Monti era a Bergamo per presenziare al giuramento dei cadetti della Guardia di Finanza. 67 ragazzi che hanno scelto di servire lo Stato, di aiutare il Paese contrastando l’illegalità e i crimini finanziari. Tra loro c’era anche il figlio di Vito Schifani, uno degli agenti della scorta di Giovanni Falcone saltato insieme a lui a Capaci. Monti ha voluto essere al giuramento per ringraziare gli allievi ufficiali di questa scelta «che chiederà coraggio, perseveranza e dedizione». Per stimolarli a impegnarsi «per la legalità» e a «resistere alle pressioni». Per onorare le vittime della mafia e ricordare che la legalità vince sempre: «Tutti i capi della mafia, salvo uno, sono all’ergastolo». Ma soprattutto ha voluto esserci per riaffermare il principio che «l’evasione fiscale è non solo una violazione del rapporto con lo Stato ma è un fattore di ostacolo alla realizzazione di una dinamica di concorrenza leale tra le imprese, di aumento della pressione fiscale e di ingiustizia nei rapporti tra i cittadini».È più o meno a questo punto del discorso, che i contestatori hanno alzato la voce. «La lotta all’evasione fiscale non si fa con valori vacui o gesti di protesta» ha ribattuto il premier leggendo un passaggio probabilmente già previsto, ma quanto mai opportuno in quel momento. Più volte Monti è stato applaudito, da una parte della piazza e dall’intera tribuna delle autorità. Più volte è stato contestato.
Non ha avuto difficoltà ad ammettere, Monti, che si, è vero, «settentrionali e lombardi sono spesso penalizzati a causa di sacche di evasione che si annidano forse in altre aree del Paese». Ma ha subito rilanciato: non è con «superficiali istanze separatiste» che si risolvono i problemi. E infine ha sottolineato: «È una crisi che viene da lontano. Questo deve essere capito non cercando distrazioni nel vociare ma cercando di meditare».
Un invito che la Lega non prende nemmeno in considerazione. Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali e componente del comitato esecutivo federale dei triumviri, nel pomeriggio fa sapere: «La superficialità di cui parla non è certo quella delle istanze separatiste, ma va riferita al modo in cui lui, ancora una volta, affronta al questione settentrionale». Rincara la dose Bobo Maroni, scrivendo su Facebook: «Il governo Monti uccide le imprese della Padania, va mandato a casa subito».
Difende la libertà di contestare il leader Sel, Nichi Vendola: «Credo che le contestazioni facciano parte della democrazia: sarebbe veramente incredibile meravigliarsi, e del resto le scelte che sta facendo il governo Monti si rivelano fallimentari». Solidarietà al premier, invece, dal numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: «Mi dispiace davvero, perché Monti è una persona seria, la più prestigiosa che oggi abbiamo».

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