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Data: 29/05/2012
Testata giornalistica: La Nazione
Colpo di scure sui bus : verso un drastico taglio Nel piano regionale riduzione del 40% delle corse extraurbane. L'allarme dei sindacati

STUDENTI A PIEDI, operai in bicicletta e massaie costrette a camminare per lunghi tratti con la borsa delle spesa. E' questo lo spauracchio che agitano i sindacati dopo il varo del piano per il trasporto pubblico locale. L'immagine è cruda e irreale, ma rende bene l'idea e include anche i tagli estivi alle corse, stimati attorno al 3% dal prossimo primo giugno. «Tanto tuonò che piovve», alle paure e alle lamentele manifestate da tutte le sigle sindacali del settore trasporti ha fatto seguito un'intesa regionale che getta le basi per definire il tpl e i contenuti del capitolato di gara che sarà utilizzato per individuare il nuovo gestore unico dei trasporti su gomma. Forse, la stessa Tiemme. Il piano, confermano i sindacati, è destinato a trasformarsi in un bagno di «sangue» per l'utenza e per gli stessi dipendenti. I pericoli si addensano tutti sulla contrazione dei servizi, sia quelli urbani che extraurbani, ma è per quest'ultimi che saranno usate con maggiore frequenza le cesoie, mettendo nei guai un bel po' di utenza. «I trasporti che dalle vallate convergono verso il capoluogo e viceversa - sottolinea Luca Attoniti, rappresentante della Cisl - saranno interessati da tagli nella misura del 41% (le stime più ottimistiche parlano del 37%), riduzioni che interesseranno anche le fasce orarie utilizzate da studenti e persone che si recano al lavoro.Valtiberina, Casentino, Valdarno e Valdichiana dovranno fare i conti con le restrizioni imposte dal progetto approvato a Firenze. Non andrà meglio neppure per il servizio urbano, per il quale abbiamo preventivato una riduzione del chilometraggio dell'ordine di circa il 30%, che andrà ad incidere sui collegamenti che dalle periferie conducono verso il centro della città». NUMERI DA capogiro, quelli proposti dalle analisi firmate dal sindacato, ma fino a questo momento mai contestati né dai sindaci né dalla Regione. Se il nuovo gestore unico dei servizi, individuato dal bando di gara prossimo alla pubblicazione, dovrà affrontare le ristrettezze finanziarie preventivate dalla Regione, sarà costretto a fare i conti con le scarse disponibilità comunali messe nel piano, non ci sarà scampo. L'azienda registrerà una flessione dell'utenza e degli incassi, facendo così saltare i conti del bilancio. All'origine della protesta sindacale, ci sono è utile ripeterlo, le voci di spesa assegnate all'azienda vincitrice dalla Regione per i prossimi anni: soltanto 160 milioni contro i 220 milioni necessari per garantire una quantità di linee e di corse in sintonia con le esigenze della gente. E' così che il trasporto extraurbano passerà da una percorrenza di 6.500.000 km a 3.868.000. Risultato analogo anche per le linee urbano, alle quali saranno assegnate contribuzioni inferiori rispetto a quelle preventivate. E I SINDACATI? La loro ricetta prescrive una medicina alternativa, ma efficace: recuperare una larga fetta di «portoghesi», il 30% delle utenze che salgono nei bus e non pagano il biglietto, una percentuale, che la dice lunga sulle consolidate abitudini dei cittadini, che utilizzano il servizio pubblico, ma anche sull'incapacità congenita di far applicare le regole nel Belpaese; evitare l'acquisto di nuovi bus per i quali è stata prevista una spesa di 30 milioni da includere invece nelle somme «elargite» dalla Regione; incrementare le risorse garantite da Province e Comuni, di almeno 40 milioni di euro. Certo, la qualità e la quantità dei servizi offerti alla collettività sarebbero destinati a scendere vertiginosamente verso il basso, ma si aprirebbe anche una stagione più buia per i dipendenti di Tiemme, passati da 1180 a 1070, mentre quelli che operano nel territorio aretino hanno subito un calo da 300 a 260. Il sindacato mette sul piatto della bilancia anche un interesse aggiuntivo e certamente legittimo, il rischio che l'azienda riduca ulteriormente il personale in servizio. «Un modo per non dare risposte all'esigenza di garantire l'occupazione in un momento difficile».

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