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Data: 29/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Squinzi: basta rotture con la Cgil. Il neo presidente di Confindustria apre al confronto. Camusso soddisfatta

ROMA. Rispetto ai toni usati da Emma Marcegaglia, è già una svolta. Per Giorgio Squinzi, neo presidente della Confindustria, con la Cgil «ci possono essere dei punti di contatto» nelle ricette per uscire dalla crisi. Bisogna perseguire il dialogo e non lo scontro.
«Penso che sia un’ottima idea che ci si incontri e lì ci misureremo» ha subito risposto Susanna Camusso. Parlando all’assemblea degli industriali della provincia di Varese, Giorgio Squinzi, «mister Mapei» ha precisato meglio le linee sulle quali intende muoversi e che sono lontane dai tempi di feroci contrapposizioni e degli accordi separati dell’epoca Sacconi-Marcegaglia. «Ho rinnovato sei contratti senza avere uno sciopero - ha ricordato - io sono convinto che dal dialogo si possano trovare tante risposte positive. Non ritengo che la situazione di scontro sia quella che porti vantaggi a nessuna delle parti che si affrontano». E ha aggiunto che i tecnici di Confindustria stanno analizzando le proposte della Cgil per trovare convergenze. Ma il successore di Emma Marcegaglia non guarda alla sola Cgil. «Io dialogo con tutti e sono disponbile a incontrare tutti nel più breve tempo possibile. Cercherò di incontrare tutte le componenti sindacali, non ho problemi».
Sia nell’intervento di Busto Arsizio che in quello successivo di Prato, Squinzi ha indicato alcune priorità. Anzitutto ha ricordato che nel nostro Paese esiste anche una «questione settentrionale» con aziende e cittadini in sofferenza. Anche i crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione «sono un problema drammatico». Il ministro Passera «ci ha promesso un primo intervento di 30 miliardi però non è sufficiente». Il Governo dovrà recepire la direttiva europea sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione, «perchè, una volta avviati i rimborsi non si deve ricostruire un nuovo debito». Per Squinzi, i numeri sulla consistenza dei crediti «sono molto diversi, disparati. Ma come imprese non possiamo operare. Si parla di 90 miliardi di crediti. Io credo che sia una somma sottostimata, non tiene conto di tutti i settori. I ritardi dei pagamenti, in alcune Regioni, superano i due anni.

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