«La giunta è praticamente chiusa da venerdì sera. L’Italia dei Valori però mi sta portando via una sacco di tempo. Spero che entro domani (oggi per chi legge, ndr) il partito mi darà finalmente il nome dell’assessore». Il sindaco Massimo Cialente intende ufficializzare il nuovo esecutivo subito. Entro qualche giorno. Non ha fatto i conti tuttavia con l’Api sul piede di guerra contro l’egemonia del Pd in giunta che minaccia di non entrare nell’Esecutivo (dunque di uscire dalla maggioranza). Del resto all’uscente Roberto Riga resterebbero solo le briciole visto che già Opere Pubbliche, Urbanistica e Ricostruzione sono state «appaltate» ai democrat. «La posizione è sempre quella di promuovere un discorso chiaro e collegiale all’interno delle forze che compongono la maggioranza - si legge in una nota a firma del gruppo consiliare Api - Il sindaco Cialente ci ha reso partecipi di un’elaborazione matematica di ridistribuzione di ruoli e incarichi, non tenendo conto, a nostro giudizio, della volontà espressa dagli elettori, che hanno indicato nell’Api il secondo partito di maggioranza». «Cialente ha sempre sostenuto che bisogna tener conto di due criteri: squadra che vince non si cambia e il rispetto del voto dei cittadini. Oggi, invece, abbiamo ascoltato parole diverse, al punto che l’ipotesi di nuovo esecutivo crea di fatto l’egemonia di un solo partito, il Partito democratico. Non condividiamo la logica che si sta seguendo, in quanto vogliamo essere partecipi e presenti sui temi principali della città. Per tale ragione, qualora permanesse questa posizione, il partito non entrerà a far parte del nuovo esecutivo».
L’Italia dei Valori invece è alla prese con un dubbio amletico di genere, maschi contro femmine insomma. In ballo per i dipietristi c’è l’assessorato al Bilancio che il sindaco tuttavia non vuole affidare a scatola chiusa. Levata di scudi anche nella tranquilla casa della Federazione della sinistra dove il partito dei Comunisti italiani chiede pari dignità, che tradotto significherebbe: perché l’assessore deve prenderselo Rifondazione comunista e noi no?
Il primo cittadino ha confermato la volontà di accorpare le deleghe. Di qui l’attribuzione a Pietro Di Stefano del Pd le materie di Ricostruzione e Urbanistica e a Alfredo Moroni quella ai Lavori Pubblici. Si sgonfia invece la polemica tutta interna al Pd sulla presidenza del consiglio, al momento l’unico candidato sembra essere il presidente uscente Carlo Benedetti. Critico anche «Appello per L'Aquila» sul fatto che per la giunta emergono fondati timori che possano prevalere «vecchie logiche di spartizione tra i partiti a discapito di scelte basate su competenze e capacità. Si preferisce quindi badare agli equilibri interni della coalizione piuttosto che dare alla città, nel momento più complesso della sua storia, una Giunta che sia espressione dei migliori saperi del territorio, che spesso si trovano al di fuori dei partiti». Intanto Ennio Molina dice addio a L'Aquila che vogliamo.