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Data: 30/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scontro sulla sicurezza dei capannoni. Camusso: «Stabilimenti non a norma». Squinzi: «Erano a posto, solo fatalità»

ROMA - Le responsabilità saranno accertate dalla magistratura, ma intanto è già polemica tra sindacati e imprenditori. E d’altronde sembra quasi inevitabile: quei capannoni venuti giù come fragili castelli di carta, seppellendo ignari operai, sono la conseguenza di «una tragica fatalità» o di una cattiva progettazione? Ed era proprio necessario riaprire le fabbriche mentre la terra continua a tremare?
Susanna Camusso, leader della Cgil, è durissima: «Il fatto che sono di nuovo i lavoratori a lasciarci la vita in queste nuove scosse mi fa pensare che non si è proceduto alla messa in sicurezza degli stabilimenti prima di far tornare le persone al lavoro». Da Bologna la Fiom Cgil rincara: è una cosa «gravissima», perché si sapeva che «le scosse sarebbero continuate». E invita i lavoratori «a prestare la massima attenzione e a verificare che la ripresa dell’attività lavorativa avvenga solo dopo che sia stata effettuata la verifica da parte dei tecnici sulla staticità e la sicurezza degli ambienti».
Ma anche in casa Cisl non nascondono l’amarezza e il dolore per quanto accaduto. «Stavolta la tragedia e la morte di questi operai si sarebbe potuta evitare» osserva il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni. «È inconcepibile che a distanza di così pochi giorni dal precedente sisma, non si sia agito per accertare la reale stabilità e la sicurezza dei capannoni. Quei lavoratori, non sarebbero dovuti essere lì» continua. Più cauto il leader Uil, Luigi Angeletti: «Spetta alle autorità competenti verificare se esistono responsabilità per il crollo dei capannoni industriali. È una tragedia imprevedibile che colpisce, ancora una volta, cittadini e lavoratori che si stavano impegnando per tornare alla normalità».
Dal fronte industriale non ci stanno a stare sul banco degli imputati. Anche loro si sentono vittime del furore della terra. È direttamente il neo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a scendere in campo per difendere i colleghi, a negare azzardi che non avrebbero avuto senso: «Non sembrava una situazione così drammatica, queste scosse odierne sono veramente sorprendenti» dice. «Neanche chi aveva la responsabilità, la protezione civile e gli esperti avevano previsto quello che è successo oggi» aggiunge. Squinzi ricorda: anche il suo gruppo ha in prossimità dell’area terremotata due fabbriche. Lui lo sa, non è vero che lì i capannoni sono costruiti al risparmio, alla meno peggio, non è vero che sono di «carta velina» come è stato detto. Quelli della ceramica - che lui conosceva personalmente - «erano fior di capannoni». Più in generale, «in massima parte ritengo che gli edifici industriali crollati fossero costruiti secondo le normali regole e le caratteristiche richieste». «Quanto è successo credo sia da attribuire alla fatalità» dice. Dopodiché «c’è la magistratura che farà gli approfondimenti del caso». Di certo - osserva ancora il numero uno degli industriali italiani - «quella era una zona dove dal 1570 non c’erano terremoti». Comunque a questo punto è ovvio che «almeno per i prossimi mesi servirà molta prudenza». Infine promette: «Da parte nostra ci attiveremo per dare tutto l’aiuto e il supporto possibili».

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