L’allerta di Valensise, istituto di Vulcanologia, e l’ipotesi di una nuova faglia
ROMA - «La scossa di terremoto che si è abbattuta sull’Emilia non è stata una scossa di assestamento ma un nuovo terremoto. Dobbiamo riazzerare le lancette e dare piorità al soccorso ai dispersi», ha detto il capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Un nuovo terremoto sulla stessa zona già colpita dieci giorni fa? E’ un caso o il nuovo sisma è stato generato dalle stesse cause che hanno originato il precedente?
I sismologi. La comunità scientifica è abbastanza d’accordo: il terremoto del 20 maggio e quello di ieri traggono origine da due faglie (cioè fratture della roccia) diverse. Dice Gianluca Valensise, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia: «Non è una novità. E’ già successo altre volte in Italia. Per esempio nel terremoto di Colfiorito-Assisi. Ci furono due scosse forti a dodici ore di distanza l’una dall’altra e poi ce ne fu un’altra venti giorni dopo. Anche in questo caso furono due terremoti generati da due faglie diverse. Le faglie sono strutture sismogenetiche indipendenti, ma è chiaro che il primo terremoto del 20 maggio ha caricato la faglia adiacente. In altre parole, se non ci fosse stato il sisma del 20 maggio quest’ultimo terremoto avrebbe potuto accadere chissà quando, magari tra 10 o 20 anni o anche più». La causa dei terremoti emiliani ha comunque un nome: si chiama Dorsale Ferrarese. Che cos’è lo spiega lo stesso Valensise: «Se togliessimo mille metri di sedimenti emergerebbe una dorsale rocciosa che si eleva dal basamento della Pianura Padana. E’ una struttura lunga 40-50 chilometri che genera terremoti».
Altre scosse? «Ce ne saranno sicuramente, bando alle prudenze», dice Valensise e avverte: «Pronti ad ogni evenienza. A Ferrara nel 1570 ci fu una sequenza sismica che durò quattro anni». Un altro sismologo dell’Ingv, Alessandro Amato, conferma che nell’area emiliana una nuova forte scossa come quella che c’è stata era una temuta eventualità. «Sì, si temeva che con una struttura geologica così complessa potesse esserci spazio per terremoti di grande entità». E sottolinea Antonio Piersanti, direttore del Centro di Geofisica dell’Ingv: «Le nuove scosse non hanno niente di anomalo, fanno parte del rilascio di energia sismica generata dal primo evento del 20 maggio». Piersanti già mise in guardia affermando, nei momenti immediatamente successivi al terremoto del 20 maggio, che pur non essendo prevedibile il terremoto avrebbe potuto replicare con la stessa magnitudo. «E’ così - dice - La crosta terrestre si sta rompendo e ha un’estensione di poche decine di chilometri creando un’area sismo-genetica. Non c’è nulla di strano. Se osserviamo come si sono evolute le ultime sequenze sismiche, più o meno è sempre stato così, anche all’Aquila». D’altronde la zona tra le province di Modena e Ferrara è tutt’altro che esente dai rischi sismici. Diverse scosse distruttive sono già avvenute in passato. La più forte di tutte fu quella del 1570 con epicentro la città di Ferrara. Fu di intensità pari a 5.6 gradi della scala Richter. Anche allora fu notata la liquefazione dei terreni e anche allora le scosse furono avvertite fino a Venezia.
Crolli e responsabilità. «E’ naturale che la terra tremi ma non è naturale che crollino edifici. In altri Paesi non succede», ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero. E il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha aggiunto: «Stiamo verificando le possibili cause dei crolli, per modulare comportamenti e dare indicazioni alla popolazione sulle cose che possono essere sicure e su quelle che invece possono essere meno sicure. Vorremmo attendere - ha detto ancora Gabrielli - le verifiche dei tecnici per capire di quali capannoni e abitazioni civili si tratta. E’ fondamentale che la gente abbia indicazioni puntuali».