ROMA - A leggere gli atti, sembra una nuova Loggia P2. Perché descrivendo le attività di Massimo Ponzellini e dei suoi sodali, Antonio Cannalire ed Enzo Chiesa, il gip di Milano non sceglie le mezze misure: «Ponzellini, con l’ausilio di Antonio Cannalire e la collaborazione di Enzo Chiesa ha realizzato una struttura parallela che aveva una duplice finalità: trarre ricavi immediati in denaro e ottenere utilità più sfumate ma altrettanto concrete, di carattere politico-relazionale da valorizzare nel corso della carriera di alcuni degli associati»
Struttura
parallela
C’erano i finanziamenti facili ma non solo, negli scopi di questo sodalizio che secondo i pm vede coinvolti Ponzellini, Cannalire e Chiesa. Perché la cosiddetta struttura parallela, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, «era capace di esercitare influenza, grazie alla trama delle importanti relazioni dei suoi partecipanti in aree anche diverse da quella bancaria». Ma quale fosse la reale potenza di questo sodalizio sfugge anche ai magistrati. Che pur intuendone la portata, non riesce a distinguerne i contorni: «La dimensione soggettiva dell’associazione stessa è in parte ancora da indagare ed ha certo confini più ampi di quelli fin qui descritti». Qualche presunto sodale, però, viene comunque indicato: «E’ però già chiaramente individuabile in questa sede l’apporto determinante fornito da personaggi in grado di incidere sulla funzione legislativa». Come ad esempio accade quando Ponzellini trova lo spunto per finanziare le slot machine delle società di Corallo e Laboccetta grazie ad un emendamento della legge per trovare i fondi da destinare per l’emergenza terremoto all’Aquila. Tra coloro che fornivano questa sponda legislativa, i pm indicano «il parlamentare Marco Milanese, soprattutto per il ruolo svolto nell’ambito del gioco d’azzardo».
Le pratiche
del Presidente
Le chiamavano così. E riguardavano quelle che i magistrati descrivono come «le richieste di finanziamento di una cerchia di soggetti a vario titolo privilegiati». In cima alla quale c’è la Atlantis di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, legato al clan mafioso di Nitto Santapaola. E socio della Atlantis è anche Amedeo Laboccetta, ex an poi divenuto parlamentare pdl. E’ intorno ai finanziamenti alla società Atlantis che si concentrano gli sforzi di Ponzellini e dei suoi fedelissimi. Anche perché all’interno della Banca Popolare di Milano sono in molti a chiedersi che tipo di garanzie possa offrire quella società così sospetta.
Centocinquanta milioni di euro, dei quali centocinque per cassa, cioè pagati immediatamente. Tanti ne incassò la Atlantis di Corallo e Laboccetta grazie al placet di Ponzellini. Che a sua volta, per il suo interessamento, ricevette un milione tondo di euro. E tutto questo nonostante i dubbi del cda di Bpm che aveva evidenziato i rischi di un affidamento così elevato ad una società come la Atlantis che a sua volta era controllata da un’altra società con sede nelle Antille Olandesi che era riconducibile a Corallo. In altre parole, dalle casse della Bpm uscirono centocinquanta milioni che nel giro di pochi giorni finirono nelle banche di un paese off-shore, dove sarebbe stato impossibile svolgere qualsiasi attività di recupero.
Finanziamenti
off-shore
Ci sono anche nomi noti della politica, tra gli intestatari delle cosiddette «pratiche del presidente». Tra questi spunta anche Daniela Santanchè e la sua società pubblicitaria Visibilia. Annota il gip: «Si tratta di una richiesta di finanziamento veicolata dall’onorevole Daniela Santanchè, che a più riprese, sollecita Cannalire, con il quale mostra un rapporto di notevole confidenza. Anche in questo caso l’attività della società non sembra finanziabile, stando a quanto riferito da certo Molteni allo stesso Cannalire. Dell’Utri
e Santanchè
Questi tuttavia esercita pressioni affinché il finanziamento venga concesso». Sempre Cannalire introduce nei saloni di Bpm Marco Dell’Utri, figlio del senatore Marcello Dell’Utri. I due, Cannalire e Marco Dell’Utri, secondo i pm sono soci in diverse attività nel settore dei giochi e delle affissioni. E tutte le società in cui hanno interessi, hanno ricevuto finanziamenti dalla Bpm. Non solo: anche Marco Dell’Utri risulta essere stato in rapporti di affari con Francesco Corallo, l’unico che ieri è sfuggito alla misura di arresto perché all’estero. E ancora, nell’ordinanza sono citati anche l’ex ministro Paolo Romani (che caldeggia un prestito per un’amica che ha una tv privata); l’ex ministro La Russa, che sollecita una pratica intestata alla Quintogest, e Aldo Brancher, che insieme al senatore Alfredo Messina si danno da fare per la «pratica Acampora», che secondo i pm si riferisce all’avvocato Giovanni Acampora, già coinvolto nell’inchiesta Imi-Sir.
Si chiama GM762. E’ la società riconducibile alla figlia di Massimo Ponzellini, Rachele, che diventa il collettore delle tangenti pagate dagli imprenditori che ottengono i finanziamenti facili di Bpm. A conti fatti, secondo i magistrati, il prezzo della corruzione di Ponzellini e Cannalire sarà di circa 5 milioni e settecentomila euro.