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Data: 30/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fornero: per gli esodati soluzione in due tempi. Camusso: «Questo è disprezzo per i lavoratori».

ROMA Il rapporto annuale dell’Inps presentato ieri, lo ricorda anche il presidente Mastrapasqua, riguarda il 2011 e quindi non tocca la riforma delle pensioni decisa a fine anno ed entrata in vigore dal primo gennaio 2012. Però al centro della discussione, anche accanita, ci sono sempre quelle norme, ed in particolare i loro effetti su chi aveva fatto affidamento sul precedente assetto per le proprie scelte di vita: i lavoratori in mobilità, coloro che avevano deciso di versare contributi volontari ed i cosiddetti esodati, che si sono accordati con la propria azienda per lasciare il lavoro.
Per tutte queste persone, «colte dalla riforma a metà del loro passaggio personale» lo stesso Mastrapasqua chiede che lo Stato trovi una soluzione, in grado di «garantire i diritti soggettivi».
Elsa Fornero ribadisce la linea già scelta: la soluzione «parziale» è stata trovata per i 65 mila lavoratori inclusi nel primo decreto del ministero, i quali potranno accedere alla pensione con le vecchie regole. Per gli altri, tra cui ci sono anche quelli che si troveranno al di fuori del lavoro in una fase successiva, il governo valuterà insieme alle parte sociali altri provvedimenti. Di sicuro però, assicura il ministro del Lavoro, non si potrà tornare indietro sulla riforma: il che vuol dire che le persone in questione («difficilmente enumerabili» a suo parere) non potranno essere esentate dall’applicazione delle nuove regole, e dunque dovranno accontentarsi di un paracadute parziale.
Ma quest’idea trova una forte opposizione nel sindacato ed anche tra le forze politiche. Per Susanna Camusso, numero uno della Cgil, si tratterebbe di «disprezzo verso le persone». Nel merito, Camusso contesta duramente il ministro («parla senza sapere di cosa parla») perché tra i soggetti non immediatamente interessati «non ci sono persone al lavoro, ma al massimo sono lavoratori in cassa integrazione, in attesa di passare in mobilità». Conclusione: «O c’è una soluzione per tutti oppure è meglio che si sospenda subito la riforma degli ammortizzatori sociali». Sulla stessa linea la Uil: «Il governo - sostiene il segretario Angeletti - deve riconoscere formalmente il diritto di andare in pensione con le precedenti norme a tutti coloro che hanno sottoscritto un accordo prima dell’entrata in vigore della nuova riforma». A nome della Cisl è invece possibilista Raffaele Bonanni: l’intervento in due tempi è «una proposta realistica» ma il governo deve prendere un chiaro impegno politico.
Nel rapporto Inps è descritto nel dettaglio il quadro della previdenza e delle prestazioni sociali. Al 31 dicembre 2011 il numero totale delle pensioni Inps, comprese quelle assistenziali, è di 18,3 milioni, stabile rispetto al 2010. La spesa è pero aumentata del 2,4 per cento: vuol dire che cresce l’importo medio dei trattamenti. Aumenta anche il gettito contributivo. Circa la metà dei pensionati (7,2 milioni, il 52 per cento) riceve con le varie prestazioni un importo medio mensile inferiore ai 1.000 euro.
Durante la presentazione è stato toccato anche il tema della governance dell’istituto. Attualmente non esiste un consiglio di amministrazioni (i cui poteri sono stati trasferiti allo stesso presidente) mentre nel Consiglio di indirizzo e vigilanza siedono i rappresentanti delle parti sociali. Mastrapasqua difende questo schema «commissariale». Elsa Fornero ha annunciato, proprio ieri, che sul punto si pronuncerà entro il mese di giugno una commissione formata da Consiglieri di Stato, magistrati della Corte dei Conti e accademici della Bocconi.

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