Alla romana. E’ la soluzione che il governatore Gianni Chiodi propone al premier, tecnico e milanese, Mario Monti per sturare definitivamente il porto di Pescara. Venti milioni sul tavolo li ha già messi la Regione, attingendo dal portafoglio del Fas. «Altri venti li metta lo stato - l’annuncio di Chiodi arriva al termine di una conferenza stampa a Pescara - e risolviamo una volta per tutte il problema strutturale dello scalo. Altrimenti ci ritroveremo tra due o tre anni nelle stesse condizioni. Questo non potrebbe assicurare a nessun operatore una continuità di lavoro e di impresa». Il finanziamento complessivo dovrebbe servire alle opere strutturali necessarie ad eliminare alla radice il problema dell’insabbiamento dei fondali: perforazione della diga foranea e allungamento dei moli del canale. Il 4 giugno, in un incontro a Roma con Monti e il ministro Passera, si saprà se la proposta ha gambe per camminare. La chiave dell’architettura finanziaria è la compartecipazione all’onere di un intervento così importante su un’infrastruttura considerata di interesse nazionale. La Regione, dunque, mantiene la posizione di sempre: il porto è statale, ci pensi lo stato. Anche se l’agonia dello scalo pescarese si sta traducendo in un danno enorme per l’economia della prima città d’Abruzzo.
Novità presa molto con le molle dalla Cna di Pescara, che per bocca del direttore Carmine Salce rilancia: «Se la Regione vuole davvero intervenire anticipi l’intera somma di 40 milioni per le opere strutturali, in modo da superare definitivamente e rapidamente i problemi di insabbiamento. La volontà politica deve tradursi in fatti concreti». C’è il fondato timore che la trattativa con il governo per trovare la seconda metà del finanziamenti si impantani in un lungo e improduttivo braccio di ferro, dopo anni e soldi buttati inutilmente.
«Visto che la Regione dispone dei fondi Fas - scrive infatti Salce - e visto che ha già deciso di destinare il finanziamento al porto di Pescara per una ventina di milioni di euro farebbe meglio a sostenere uno sforzo maggiore per avviare in tempi brevi l’intervento. Con lo stato si potrà trattare poi, per recuperare la somma anticipata».
E quanto sia urgente mettere mano al porto delle sabbie lo dimostra anche l’appello lanciato dall’arcivescovo Tommaso Valentinetti durante la visita alla Camera di commercio di Pescara. «Vicenda stantia e preoccupante - ha detto il vescovo, che tra l’altro è ortonese e ben conosce i problemi e le esigenze delle città portuali - alla quale è necessario porre un argine. Disoccupazione e recessione economica, legate all’attività del porto e all’intera città, sono le drammatiche conseguenze di una situazione che fatica a trovare sbocchi». Valentinetti ha parlato apertamente di interessi che si nascondono dietro le apparenze e le posizioni ufficiali. «Il momento è difficile - ha detto il vescovo al presidente Becci e ai dirigenti della Camera di commercio - ma porgo il mio augurio per il difficile lavoro che svolgete per la cura delle vostre aziende». In conclusione è arrivato un invito al rispetto dei principi morali ed etici nel mondo degli affari.