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Pescara, 09/04/2026
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Data: 30/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Non solo calcio, il Pescara e Zeman ci hanno regalato svago e riscatto di Nicola Primavera (*)

“Puzz’a’ durà”. Questo cartello campeggiava sabato nella curva nord dello stadio Adriatico di Pescara nel corso della trionfale serata in cui il Pescara calcio, battendo la Nocerina e balzando al primo posto del campionato di Serie B, concludeva una straordinaria stagione calcistica e non. E in effetti alla fine della serata, dopo i festeggiamenti, i cori, gli applausi, i giri di campo, gli spari, le emozioni e le commozioni, gli abbracci, in tanti siamo usciti dallo stadio con la convinzione un po’ amara, e già nostalgica di aver vissuto in questi 10 mesi una eccezionale avventura. Ed in tutti noi, sul piano umano c’è sempre la tendenza a voler perpetuare i momenti positivi della nostra esperienza umana. E quindi in tantissimi vorremmo, tuttora, che le sensazioni vissute, le gioie, ma anche i momenti di dolore dentro e fuori lo stadio, in questo unico e irripetibile anno calcistico dei ragazzi di Zeman durassero il più a lungo possibile per continuare ad arricchire la vita di ciascuno di noi. L’impresa di Zeman e del Pescara non è stata importante solo sul piano sportivo e calcistico, ma ha rappresentato qualcosa di importante sul piano sociale in un momento di grave difficoltà e depressione non soltanto economica. Il calcio del Pescara di Zeman è stato pura poesia, qualcosa di bello e esaltante con dei grandi “artisti” della pallone come Verratti, Insigne, Immobile, Caprari, Cascione, Sansovini che hanno esaltato tutti con le loro fantasie, ma tutta la squadra è sembrata una grande orchestra che ha prodotto calcio al livello più sublime con un grandissimo direttore. E personalmente devo ringraziare un mio cugino acquisito, Bruno Ghilarducci, che a giugno scorso mi disse: “Se il Pescara prende Zeman dobbiamo fare l’abbonamento perché vedremo uno spettacolo unico”. E io, che ero stato allo stadio una volta nella mia vita, ho seguito il suo consiglio e insieme ad un collega di sindacato, Renato Procacci, non ho mancato all’appuntamento. Ricordo, nelle prime partite, il commento dei miei vicini di tribuna: “L’anno scorso per vedere un tiro in porta non bastavano 90 minuti, ora dopo un quarto d’ora abbiamo già tre goal”. Abbiamo visto questa squadra crescere nella consapevolezza dei propri mezzi e delle grandi potenzialità. E i risultati sono andati al di là di ogni aspettativa. Con una grande operazione di immagine per la città di Pescara e per l’Abruzzo all’attenzione del mondo calcistico nazionale e internazionale. Ma questi mesi sono stati importanti anche sul piano sociale. Zemanlandia è stato il più grande ammortizzatore sociale del nostro territorio martoriato dalla crisi. Allo stadio ho incontrato molte persone in difficoltà, lavoratori che avendo perso il lavoro erano in crisi d’identità, pensionati e pensionate che non hanno perso una partita, tantissimi giovani in cerca di un futuro, donne, tante donne tifose e non solo al seguito dei mariti o fidanzati, una grande umanità che è andata a vedere il Pescara come momento di sano svago, ma anche come occasione di riscatto personale, per trovare la necessaria fiducia per andare avanti. Forse in questi mesi questo sarà l’aspetto sociale che potrebbe mancare e su cui varrebbe la pena di riflettere. Leggo sul supplemento culturale del Corriere della Sera di domenica 27 maggio u.s. un articolo di Tommaso Pellizzari che dice: “Nel calcio neo liberista i ricchi sempre più ricchi. E i poveri sempre più poveri”. Come a dire le grandi squadre vincono sempre e le piccole perdono sempre. Ebbene Zeman e il Pescara quest’anno hanno sconfitto anche questa teoria e vinto un campionato contro tante squadre più ricche economicamente ma che hanno espresso un calcio inferiore al nostro. Soprattutto per questo la mia gratitudine personale nei loro confronti è e sarà sempre grande.

(*) DIRETTORE PATRONATO INCA CGIL PESCARA

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