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Data: 30/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Corruzione, il Pdl ci riprova, in aula la norma salva-Ruby

ROMA - Sono ben 36 gli emendamenti che il Pdl ha presentato al disegno di legge anticorruzione del ministro della Giustizia Paola Severino, testo che da ieri è all’esame dell’Aula della Camera. Tra questi rispunta, come si era capito da giorni, la cosiddetta norma salva-Ruby che potrebbe avere l’effetto di vanificare il processo milanese in corso e a carico dell’ex premier Silvio Berlusconi. Primo firmatario della proposta è il deputato pidellino Francesco Paolo Sisto: punta a spacchettare il reato di concussione in una doppia versione, prevedendo che il reato scatti in caso di «vantaggio patrimoniale» oltre che di «utilità patrimoniale», mentre il codice oggi parla, più genericamente, di «altra utilità». «Un emendamento - assicura Sisto - che non nasce affatto dal processo milanese, ma che vuole evitare pene così gravi a fronte di comportamenti che non abbiano altrettanta gravità».
E così lo scontro che, in commissione Giustizia, era stato evitato grazie alla mediazione del Guardasigilli, ora rischia di riprodursi in Aula, dove oggi si inizia a votare gli emendamenti. Soprattutto se scatterà, com’è altamente probabile, il voto segreto (invocabile da un gruppo minimo di parlamentari quando si discute di libertà individuali). Il Pd è decisamente seccato dalla mina dell’emendamento Sisto che, per il responsabile Giustizia dei democrat Andrea Orlando, «è l’ennesimo tentativo di boicottare il ddl». Il partito ha organizzato in tutta fretta una riunione, ieri sera, per chiedere a tutti i deputati di «serrare le fila». Insomma, tutti i parlamentari dovranno essere presenti, senza eccezione alcuna, perché le votazioni potrebbero giocarsi sul filo di lana. Il Pd, prima del voto, opporrà però anche un’altra strategia di contenimento: «L’emendamento Sisto dovrebbe essere dichiarato inammissibile», annuncia il combattivo capogruppo democrat in commissione, Donatella Ferranti. «Basta con gli emendamenti ad personam», rincara la dose l’Idv.
Non che le proposte di modifica avanzate dal Pdl si fermino al caso Ruby. Ne sono state presentate, infatti, altre 35. Una di Manlio Contento riscrive la norma sulle imprese a rischio di infiltrazioni mafiose, riproponendo il testo Alfano: non si dovrebbe più chiedere il certificato antimafia per ogni attività, ma istituire un elenco di imprese virtuose (la «white list») presso le Prefetture, che potranno lavorare. Il Pd è contrario: «Quella norma l’avevamo cancellata - dice la Ferranti - per avere controlli più severi». Infine, il Pdl punta a cancellare gli aumenti di pena passati in commissione coi voti di Pd, Idv e Fli. Lo scontro tra Pdl e Pd è totale. Anche i democrat hanno, però, presentato tanti emendamenti: sono 50 e puntano ad aumentare i tempi di prescrizione, inasprire le pene e vietare di ricorrere agli arbitrati negli appalti pubblici. L’Udc ne ha depositati 10, uno dei quali destinato a far discutere: vi si riscrive l’emendamento Giachetti (Pd), approvato in commissione e si escludono dal vincolo dal limite dei dieci anni per il collocamento fuori ruolo delle toghe, tutte quelle che già prestano servizio presso Quirinale, Parlamento e Consulta. Anche il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha presentato un pacchetto di modifiche al ddl: al dipendente spia si garantisce l’anonimato, ma non gli si dà alcun riconoscimento in denaro; in caso di illeciti nella P.A. si rischia il licenziamento; i condannati non potranno più far parte neanche delle commissioni di concorso; si delega il governo a mettere a punto un codice etico.

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