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Data: 31/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Danni per oltre 1,2 miliardi tra industria e agricoltura. Colpita l’eccellenza del made in Italy. Squinzi: «Impatto sul pil»

ROMA Agricoltura devastata, stabilimenti crollati, animali morti, è il cuore del made in Italy alimentare e non, a leccarsi le ferite e a rifare il doloroso conto dei danni. Un secondo giro dopo la terribile scossa di martedì che ha pesantemente aggravato il bilancio, ancora tutto provvisorio, dalle ferite al tessuto produttivo, agli immobili, alle 45 chiese gravemente colpite secondo l’Arcidiocesi di Modena. Per il patrimonio artistico, l’Unesco ha annunciato una missione d’aiuto nei prossimi giorni in Italia. Per ora si può parlare di stime: 500 milioni nell’agricoltura, ipotizzano concordi Confagri, Coldiretti e Cia; oltre 600 milioni nell’industria, mette in conto Confindustria Emilia Romagna. E poi almeno altri 100 milioni li stima il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.
La somma fa non meno di 1,2 miliardi ma è chiaro che il conto subirà inevitabilmente degli aggiustamenti e non è detto che siano al ribasso. Oltre alla valutazione del capannone crollato, infatti, è da considerare in prospettiva l’impatto che il fermo produttivo avrà sul pil nazionale in una zona, quella tra Modena e Ferrara, che contribuisce con le sue a volte grandi, più spesso piccole e micro, imprese a realizzare l’1% della ricchezza nazionale annua ovvero una cifra variabile tra i 15 e 16 miliardi. Il primo a dirlo, non a caso, è il neopresidente di Confindustria Giorgio Squinzi: «È chiaro che in questa area probabilmente assisteremo ad un fermo delle attività produttive di alcuni mesi. Credo che indicare 3-4 mesi non sia lontano dalla realtà. Sicuramente un impatto sul Pil è da mettere in conto». Quanto è difficile stabilirlo ora. Ma anche fosse la metà di quell’1%, siamo su cifre comunque significative. Tanto da far dire alla Coldiretti: «Il Fondo di solidarietà europeo (Fsue) interviene nel caso che il danno complessivo superi almeno una di queste due soglie: lo 0.6 per cento del pil o 3 miliardi ai prezzi 2002. Un importo che sembra essere stato complessivamente scavalcato, l’Italia può ora presentare domanda, ci sono le condizioni perché la Ue intervenga concretamente». Il governo ha intanto messo in campo risorse per 2 miliardi nel biennio 2013-14 e circa 500 milioni l’anno con i 2 centesimi in più di accise.
Quali sono i settori industriali più danneggiati lo spiega Gaetano Maccaferri, presidente di Confindustria Emilia Romagna: «Nell’area a nord di Modena è concentrato il polo biomedicale che ha subito un duro colpo. E poi abbiamo la ceramica, l’agroalimentare che in Emilia ha il suo cuore e la meccanica che è molto diffusa nella regione. In tutto, per ora, risultano danneggiate 500 imprese con 12-13 mila dipendenti. Ma oltre a chi ha subito il danno diretto prosegue va considerato anche l’impatto indiretto su tutto il sistema produttivo che è fortemente interconnesso». Per spiegare meglio, Marchetti cita il caso di cavalli di razza come Ferrari, Lamborghini e Ducati che sono rimasti fuori dal sisma ma che si riforniscono di componentistica di pregio nel tessuto di aziende del territorio. «L’effetto riverbero conclude sarà molto forte per tutti». Solo nel polo biomedicale intorno a Mirandola, un’eccellenza italiana con 140 aziende associate a Confindustria e 3,6 miliardi di ricavi, si parla di oltre 3 mila dipendenti in cassa integrazione. Nella ceramica, solo marginalmente sfiorata dal sisma (il polo di Sassuolo dista un centinaio di chilometri) si contano oltre 100 milioni di danni e 1.300 occupati destinati alla Cig.
In agricoltura la situazione, in una delle regioni fiore all’occhiello del made in Italy e dell’export, è veramente pesante. Non solo per il milione di forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano danneggiate, in tutto 150 milioni andati distrutti. Qui si allevano i maiali del prosciutto di Parma. Ci sono anche le acetaie di invecchiamento dell’aceto balsamico, i caseifici, gli stabilimenti di lavorazione della frutta. E poi case rurali, stalle, macchinari distrutti e animali rimasti uccisi nei vari crolli per un conto stimato di 500 milioni tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova e Bologna ma anche tra Rovigo e Reggio Emilia. Confagricoltura valuta 1,2 miliardi il valore della produzione lorda agricola tra Ferrara e Modena con 30.000 addetti. Industrie e agricoltori giudicano «coerenti» gli interventi del governo ma chiedono all’unisono di rendere subito operativi i risarcimenti. Il fattore tempo diventa essenziale.

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