Dal Senato via libera a una parte del ddl, oggi la votazione finale della riforma Cgil critica: servono modifiche alla Camera. Esodati, un tavolo tra Parlamento e sindacati
ROMA. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stato modificato insieme agli ammortizzatori sociali. Per il governo la partita sulla riforma del lavoro è ora praticamente chiusa. Blindato con i voti di fiducia al Senato (due ieri e due previsti oggi) il provvedimento è stato spacchettato in quattro capitoli su flessibilità in entrata, in uscita, ammortizzatori sociali e formazione. Ma il ddl «non convince» la Cgil che lavorerà «perché sia modificato alla Camera» ha detto il segretario Camusso. Soddisfatti invece i partiti che sostengono il governo. Per Gasparri (Pdl) il provvedimento è stato migliorato grazie all’impegno del suo partito e per Anna Finocchiaro (Pd) la riforma è un «ottimo compromesso riformista». L’Italia dei Valori svela che il governo «colto con le mani del sacco fa retromarcia sulla norma-vergogna introdotta all’ultimo momento». Vale a dire il tentativo inserire una norma in base alla quale il lavoratore perde l’indennità di disoccupazione se non accetta un impiego il cui salario è inferiore del 20 per cento rispetto alla setssa indennità, ha commentato la senatrice Carlino. «Macelleria sociale e raccolta di iniquità», ha denunciato la Federazione della sinistra.
Intervenendo in Senato, il ministro Fornero ha auspicato che la sua riforma, «migliorata» durante l’esame del Parlamento, non resti lettera morta e che «dispieghi la sua efficacia». Il ministro ha affrontato anche la questione dell’articolo 18 giudicando quello raggiunto «un compromesso equilibrato, in linea con gli standard europei» perché non è stata usata «l’accetta». L’articolo 18 è, dal ministro, considerato un «valore che noi non abbiamo distrutto ma ne abbiamo limitato alcune applicazioni eccessivamente punitive nei confronti dell’attività dell’impresa». E’ una riforma, ha concluso, che non è stata fatta per compiacere i mercati ma perché il Paese ne aveva «grande bisogno». Ma una riforma come questa non innesca automaticamente meccanismi di crescita e non ha «la bacchetta magica» per cui servirà un apposito provvedimento.
La Cgil ieri e oggi ha organizzato un presidio contro la fiducia sul ddl davanti al Senato in occasione del voto finale prima del passaggio alla Camera. Ma la Fiom vuole maggiore decisione. Il segretario Maurizio Landini ha annunciato due giornate di mobilitazione il 13 e 14 giugno per «difendere l’articolo 18, contro l’assenza di politiche industriali».
E’ sempre caldo anche il fronte dei lavoratori cosiddetti esodati (usciti dal lavoro con accordi e ora senza i requisiti per la pensione). La commissione Lavoro della Camera insieme ai sindacati hanno deciso di dare vita a un tavolo tecnico per trovare una soluzione legislativa. Il governo, infatti, garantirà soltanto la copertura delle situazioni per 65 mila lavoratori ma per le altre decine di migliaia il ministro Fornero non ha saputo fornire indicazioni precise. L’ex titolare del Welfare e deputato del Pd Cesare Damiano ha proposto di usare i 4 miliardi che dovrebbero venire dai tagli della spesa pubblica per risolvere il problema. Damiano vorrebbe la reintroduzione delle quote di anzianità anche oltre la quota 97 (somma tra contributi ed età anagrafica). Senza mezzi termini Bonanni, leader della Cisl, ha liquidato la posizione di Fornero: «Errare è umano, perseverare è diabolico».