L’AQUILA «In Italia nei prossimi anni ci sono ad attenderci tragedie, calamità, miliardi di danni e morti». Queste le parole di Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi all’epoca del terremoto del 2009, imputato insieme ad altri sei membri dell'organo consultivo-scientifico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, accusato con loro di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali gravi, in quanto avrebbe fornito false rassicurazioni, causando la morte di 309 persone la notte del 6 aprile 2009. Una testimonianza, la sua, che non ha risparmiato contestazioni alle accuse mosse dal Pm Fabio Picuti. «Nella sua memoria - ha detto Barberi a Picuti - in cinque, sei punti lei si fa domande retoriche. La commissione avrebbe dovuto dare l’allarme? Prevedere il terremoto? Evacuare la città? Certamente no. A questo punto, però, mi sarei aspettato di leggere anche cosa avremmo dovuto fare e ho difficoltà a trovarlo». Barberi ha invitato a «costruire bene e fare interventi di consolidamento delle costruzioni edificate prima della classificazione sismica della zona. Il nostro è un paese che ha un elevato rischio sismico e solo tardivamente si sono classificate le zone sismiche. Parlare dei terremoti per noi è una ferita aperta, soprattutto quando si parla di morti e distruzione. Ci interroghiamo sempre su cosa di meglio avremmo potuto fare». Altro aspetto sollevato da Barberi nella sua lunga deposizione, è quello relativo al numero legale, mai raggiunto nelle riunioni della Commissione Grandi Rischi. «Nel 2007 per un'emergenza vulcanica seria a Stromboli, per aggirare il numero legale - dice Barberi - il dipartimento di Protezione Civile istituì un gruppo di sintesi». Stando a quanto si è potuto apprendere infatti nessuna delle riunioni degli esperti, compresa quella avvenuta all'Aquila il 31 marzo, avrebbe raggiunto il numero legale per celebrarsi. Un'atmosfera carica di tensione, quella nella quale si è svolta quest'ultima udienza prima della pausa estiva. Il giudice Billi ha dovuto anche allontanare un parente delle vittime, indignato per le dichiarazioni di Barberi. E' stata poi la volta di un altro imputato, Claudio Eva, che ha sferrato una dura critica all'ex numero uno della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in merito alla sua affermazione che indicava lo scarico di energia come fattore favorevole. «Bertolaso - dice Eva - era ben conscio che per scaricare l'energia di un sisma di magnitudo 6 sarebbero servite un milione di scosse di magnitudo 3 in precedenza, un fatto impensabile in natura». Dello stesso avviso, il presidente del Centro nazionale terremoti dell'Ingv, Giulio Selvaggi, anche lui imputato nel processo, che ha asserito: «Lo scarico di energia è una leggenda metropolitana. Uno sciame sismico non favorisce né inibisce la probabilità di un evento forte». Quanto alla sua partecipazione alla riunione del 31 marzo, Selvaggi ha precisato che era in veste di accompagnatore di Enzo Boschi. Sono poi sfilati gli altri imputati, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi e Gian Michele Calvi, che hanno ricostruito la modalità di convocazione e le dinamiche della riunione.