AVEZZANO. Dramma degli esodati nella Marsica con mille famiglie marsicane coinvolte, alcune a rischio povertà. I lavoratori over 50 che hanno perso il posto rischiano di restare senza ammortizzatori sociali né pensione a causa dei provvedimenti previsti dalla riforma messa in atto dal governo.
Mentre sindacati e Governo trattano sui tavoli della politica per trovare una soluzioni che salvi almeno una parte di quella che è diventata in questi mesi una nuova categoria di disoccupati, nella Marsica un migliaio di famiglie teme ripercussioni a livello sociale a causa del rischio povertà. Molti nuclei familiari monoreddito speravano nella mobilità, che avrebbe fatto da paracadute al termine della cassa integrazione, tutto ciò per arrivare al pensionamento e garantire la sussistenza della famiglia. Ora le certezze traballano e la Marsica, a causa di numerose aziende in crisi, o che la crisi l’hanno già passata, pagherebbe un prezzo troppo alto, tanto da mettere in crisi l’assetto sociale.
A lanciare l’allarme per lo scenario che potrebbe venire a crearsi nel territorio sono stati il segretario della Fim Cisl, Antonello Tancredi, e il direttore del patronato Inas Cisl di Avezzano, Oliviero Guanciale.
«La situazione rischia di divenire drammatica nel territorio della Marsica», ha sottolineato Tancredi, «basti pensare soltanto a tutte quelle persone che hanno beneficiato di un incentivo per acquistare una casa, o per i figli, che tornando a lavorare rischiano di perdere quanto gli era stato assegnato». Secondo il segretario provinciale della Cisl, «è necessario già prevedere una forma di protezione sociale per queste categorie a livello regionale, in modo da garantire ammortizzatori alternativi».
Sul tema esodati è ancora scontro tra Governo e sindacati e sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, convinto dell’urgenza di una soluzione tempestiva e a beneficio di tutti i lavoratori in attesa di pensione.
Nella Marsica a correre un altro grosso rischio sono il 2 per cento delle donne iscritte all’Inps. Si tratta di quelle lavoratrici vicine alla pensione che hanno versato contributi volontari dopo essere uscite dal mondo del lavoro per raggiungere i 16 anni di contribuzione andando in pensione a 60 anni. Ora con la contribuzione che passa a 20 anni rischiano di restare con un pugno di mosche.
Ogni sforzo per arrivare a una pensione dignitosa, quindi, potrebbe essere stato vano. Anche in questo caso il sindacato chiede azioni di difesa nei confronti della lavoratrici incappate in questa sfortunata situazione.