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Data: 02/06/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Disoccupati record, mai così tanti dal 1999

Ad aprile 2 milioni 615 mila, tasso del primo trimestre al 10,9%. Il 36% dei giovani a casa

ROMA. In Italia il lavoro si sfarina, centinaia di migliaia di posti vengono cancellati. Sono allarmanti e da record i dati della disoccupazione, soprattutto quella giovanile dove solo uno su tre ha un lavoro. Ad aprile, secondo i numeri diffusi dall’Istat, il tasso di disoccupazione è schizzato al 10,2%, in crescita di 2,2 punti sull’anno. E’ il dato più alto da gennaio del 2004. Le tendenze registrate nel primo semestre sono ancora peggiori con un tasso che sfiora l’11% (10,9%) e una crescita di 2,3% su base annua. Numeri da brivido se si considera il trend in crescita: da due mesi, marzo e aprile, abbiamo superato la soglia del 10%. Dal 1999 non era mai andata così male. Praticamente, in termini assoluti, il numero dei disoccupati ad aprile si è attestato su 2 milioni 615 cittadini, vale a dire 621 mila in più in un anno, con un aumento el 31,1%. In Europa le cose non migliorano. Nell’area euro sono andati persi 110 mila posti e il tasso di disoccupazione è salito all’11% nel mese di aprile. A marzo scorso era del 10,9% e nell’aprile 2011 al 9,9%. Nell’Ue a 27 il tasso è del 10,3%. Male anche gli Usa con un tasso di disoccupazione dell’8,2%.
Nel dettaglio, gli occupati in Italia sono 22 milioni 953mila in diminuzione dello 0,1% (-28 mila rispetto a marzo) grazie alla contrazione dell’occupazione maschile. Il tasso di occupazione (il rapporto tra gli occupati e la popolazione di riferimento) si ferma al 57%. Tra i 15-24enni, le persone in cerca di lavoro sono 611 mila. Nella stessa fascia d’età il tasso di disoccupazione (vale a dire l’incidenza dei disoccupati sul totale degli occupati o in cerca di lavoro) è pari al 35%, in lieve flessione su marzo ma in forte crescita di circa otto punti su base annua. Gli inattivi (non classificati come occupati o in cerca) restano sul 36,6%.
Sono dati «molto brutti» ha ammesso il ministro Fornero. «Sono la conseguenza di un Paese che è in recessione e di scelte politiche che non fanno nulla per contrastare gli effetti recessivi sul Paese» ha commentato Susanna Camusso. Il segretario della Cgil coglie l’occasione per attaccare la riforma Fornero: «Un Paese normale farebbe una riflessione, chiedendosi se è questa l’urgenza su cui impegnare il Parlamento, o se invece non dovrebbe essere quella degli investimenti. Anche secondo il segretario della Cisl Giorgio Santini siamo in presenza di una «emergenza sociale» e per questo «non ci si può rassegnare al declino che rischia di essere sempre più rapido se il governo non metterà in campo politiche mirate ed efficaci».
Non c’è da perdere tempo, ha commentato l’ex ministro e deputato del Pd,Cesare Damiano perchè «è chiaro che occorre una svolta nelle scelte del governo a sostegno dello sviluppo. Questo deve essere l’obiettivo prioritario». Per Maurizio Sacconi (Pdl) i dati sono «angoscianti per la dimensione raggiunta e soprattutto per la velocità del trend negativo», in crescita costante sin dai tempi del governo Berlusconi. Dall’opposizioni sono arrivati toni duri contro l’esecutivo di mario Monti. La colpa, ha attaccato Antonio Di Pietro (leader dell’Idv) è «di un governo tecnico che pensa solo a far quadrare i conti affamando gli italiani». Per Paolo Ferrero (Prc-FdS) «la cura Monti sta ammazzando il Paese».
Il livello record della disoccupazione, hanno sostenuto Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti (presidenti di Federconsumatori e Adusbef) peggiorerà uno scenario dove piomberanno le ricadute della manovra economica, l’incremento dell’accisa sui carburanti, gli aumenti dei prezzi, tarriffe e tassazioni. Un salasso da 2.242 euro.

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