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Data: 03/06/2012
Testata giornalistica: Ferpress
Trasporto locale e liberalizzazioni - AGCM: legge Regione Campania sul TPL pare in antitesi con gli obiettivi di liberalizzazione del settore

L’AGCM, attraverso una segnalazione, invita la Regione Campania, a tener conto delle prescrizioni imposte dall’art. 4 del D.L. n. 138/11 in tema di liberalizzazione dei trasporti pubblici locali. E’ quanto si legge nel bollettino diffuso oggi dall’Authority.
L’Autorità, sottolinea che “l’art. 42 della Legge Regionale 27 gennaio 2012, n. 1, rubricato ‘Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale’, pare muoversi in direzione diametralmente opposta agli obiettivi di liberalizzazione perseguiti dal Legislatore nazionale in materia di servizi pubblici locali (e, per quanto qui di rilievo, nel settore del TPL) con il Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138”.

“Il Decreto Legge – argomenta l’AGCM -, all’art. 4, infatti, intende circoscrivere il mantenimento del regime di esclusiva, quale modello di gestione dei servizi, alle sole ipotesi in cui non risulti praticabile l’introduzione di forme di concorrenza nel mercato.

La disposizione della Legge Regionale citata invece, nel considerare già “verificata la non realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi minimi di trasporto pubblico regionale e locale autofilotranviario e prescrivendo l’attivazione delle conseguenti “procedure concorsuali per l’affidamento in esclusiva dei servizi, pare ignorare del tutto la necessità che gli Enti competenti procedano alla verifica – in concreto – della possibilità di una gestione pienamente concorrenziale dei servizi, ossia “nel mercato” (con tutti gli adempimenti richiesti dall’art. 4 del D.L. 138/2011 citato, tra i quali, la richiesta di parere all’AGCM)”.

“La norma regionale – prosegue l’ACGM – peraltro, investe anche la determinazione dei bacini di traffico, sostanzialmente confermando – anche in tal caso in totale assenza di analisi di carattere economico – lo status quo ante. I commi 3 e 4 dell’art. 42 della Legge regionale confermano tout court l’attuale assetto dei servizi di trasporto pubblico locale sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.

“In sostanza – conclude l’Authority – non pare emergere alcuno “sforzo” di revisione né dei servizi minimi, in un’ottica di efficienza e di aggiornamento della domanda di mobilità espressa dalle comunità locali, né dei bacini di traffico oggetto delle procedure ad evidenza pubblica che rimangono ancorati alle caratteristiche territoriali delle attuali circoscrizioni provinciali”.

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