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Data: 03/06/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Disoccupati record in Abruzzo. Primavera: burocrazia principale freno della ripresa

Imprese: contro la crisi riforme a costo zero
Spinosa Pingue: la macchina amministrativa regionale impiega tempi superiori alla durata media delle aziende

PESCARA. «Da questi dati drammatici, che peggioreranno e preannunciati da noi, emerge la consapevolezza che serve un cambiamento radicale». I dati di cui parla Paolo Primavera sono quelli degli effetti dirompenti prodotti dalla crisi sull’occupazione in Abruzzo.
Un tasso di disoccupazione passato dall’8,8 al 12,8 per cento. Una massa di persone in cerca di lavoro che cresce da 48 mila a 73 mila. Tutto in un anno, mettendo a confronto i numeri del primo trimestre del 2011 con quelli dei primi tre mesi di quest’anno. Nella regione il tasso di disoccupazione è di due punti circa superiore a quello medio nazionale (10,9). I sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) chiedono con urgenza che la Regione intervenga con una sorta di piano d’emergenza anticiclico, capace di tamponare l’emorragia di posti di lavoro. Gli imprenditori abruzzesi condividono questo sentimento d’urgenza.
Paolo Primavera, vice presidente reginale di Confindustria, ammette la drammaticità del momento. «Facciamo fatica a fare impresa in un sistema di leggi ed adempimenti complessi», dice, «burocrazia sempre più pesante, carico fiscale insopportabile, porte del credito oramai chiuse, sistema infrastrutturale inadeguato e principalmente mancanze di commesse per le imprese. Nel primo trimestre l’Abruzzo è all’ultimo posto in italia per crescita del Pil».
«Notiamo», prosegue Primavera, «l’inadeguatezza del sistema dei consulenti che dovrebbero supportare le imprese nell’elaborazione di piani industriali adeguati. Per questo propongo anche alle banche di iniziare a utilizzare il rating per i piani industriali e di supportare le imprese con liquidità necessaria a fermare questa emorragia. In questa grande confusione, invito i sindacati a essere più lucidi per mantenere le risorse del Fas su interventi strutturali strategici e credito alle imprese, evitando dispersioni a pioggia».
«La cosa che mi sconvolge», dice ancora il presidente di Confindustria Chieti, «è però vedere il sindacato nel tavolo del Patto per lo sviluppo supportare le azioni da innovatori, mentre sulla riforma dell’organizzazione regionale alzare le barricate da estremi conservatori. Per questo chiedo al sindacato di fare una scelta in un momento così delicato: o con il mondo reale e, quindi, continuare a essere innovatori per salvare il Paese e l’Abruzzo, oppure rimanere conservatori nel proteggere privilegi di persone che faranno sprofondare in una crisi irreversibile questa regione. Dobbiamo fare la riforma della pubblica amministrazione che è la madre di tutte le riforme».
«Sono stati fatti i bandi per i Poli d’innovazione», dice ancora Primavera, «ma, tranne per due o tre che vanno avanti, il resto dei poli si sta arenando perché purtroppo in questa regione manca un’agenzia di sviluppo come quelle presenti in altre regioni. Un altro scandalo è che i bandi sui poli sono stati presentati nel novembre scorso e, fino a oggi, nonra esaminano ancora i progetti per l’assegnazione dei fondi. Ma con questi burocrati dove pensiamo di andare? Lanciamo a livello politico i bandi per innovazione e ricerca e poi per colpa dei burocrati ci vogliono mesi e anni per metterli in moto. Cominciamo a prendere le distanze da questi signori che frenano l’economia e sono un peso per le imprese».
Secondo Fabio Spinosa Pingue, quella attuale «non è una crisi, ma è qualcosa di mostruosamente indefinito, che non farà feriti. Per salvarci», sostiene il presidente di Confindustria L’Aquila, «dobbiamo imparare innanzitutto a camminare insieme e innovare tutti i sistemi: dalla pubblica amministrazione, alle imprese, alle reti, al dialogo università-imprese, alle relazioni industriali. E spingere sulla creazione di nuove imprese e prodotti che saranno in grado di stare sul mercato. Con la consapevolezza che, da solo, il mercato non risolve tutto».
«A Chodi», dice Spinosa Pingue, «va il merito di aver posto fine alla contabilità omerica di tremontiana memoria in riferimento alla Sanità di gran parte delle regioni del Meridione. Ma tutto diventa molto più difficile se si pensa che è dall’inizio di legislatura che si discute di riforma dei consorzi-fidi, di riforma dei consorzi industriali, di legge sull’industria, di legge quadro sul commercio, di riforma della macchina burocratica regionale, impiegando tempi biblici maledettamente superiori alla durata media delle imprese».
«In tante amministrazioni», conclude Spinosa Pingue, «siamo all’anno zero soprattutto quando scopri, nell’era della digitalizzazione, che hanno attivato in tutta la loro struttura una e una sola Pec, la posta certificata. Ma temo fortemente che sono tempi che richiedono lungimiranza, illuminismo e coraggio da statisti e da autentica classe dirigente».
Sull’urgenza della riforma della macchina burocratica insiste anche Enrico Marramiero. «E’ una di quelle riforme a costo zero», dice il presidednte di Confindustria Pescara, «che servono a dare certezza delle regole alle imprese».
«Dall’altra parte», aggiunge Marramiero, «gli incentivi devono essere indirizzati ad aziende che hanno dimostrato di avere uno spiccato senso dell’internazionalizzazione e dell’innovazione che, sole, permettono di sopravvivere oggi sui mercati. E poi abbiamo bisogno di infrastrutture: porti, interporti, aeroporti».
«Ognuno deve assumersi le sue responsabilità, ognuno deve fare il suo lavoro coscenziosamente», conclude Marramiero. «Se aspettiamo che a cambiare siano gli altri, non andremo da nessuna parte».

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