Il conforto a chi ha paura delle scosse ricordando la sua esperienza
L’AQUILA Gianni Chiodi non partecipa a nessuna manifestazione del 2 giugno in Abruzzo. Sceglie, invece, di andare in Emilia a visitare i centri terremotati. Destinazione Cavezzo, provincia di Modena, dove la colonna abruzzese ha realizzato il «Villaggio Abruzzo». Solidarietà, vicinanza, comprensione diversa delle emozioni, dei bisogni, delle paure. L’Emilia come l’Abruzzo. Con la paura dello sciame, con il terrore di rientare in casa. A pranzare con Chiodi, nella tendopoli che parla abruzzese anche il segretario generale dell’Ugl Giovanni Centrella. «Lo Stato, in particolare il governo, si faccia carico dei problemi dei cittadini e dei Comuni colpiti dal sisma, affinchè si rimettano in moto al più presto le attività economiche e il lavoro», ha detto Centrella mentre Chiodi incontrava gli sfollati. Nella tendopoli di Cavezzo hanno condiviso il pranzo con gli uomini della Protezione Civile dell’Abruzzo. Chiodi ha sottolineato il ruolo degli uomini che aiutano le popolazioni. Il bene che hanno fatto all’Aquila le migliaia di volontari giunti da ogni parte d’Italia. Per il sindacalista, che ha concluso la sua visita nel centro sociale di Carpi in cui si sono rifugiati i cittadini in attesa di conoscere l’agibilità delle loro case, «si può anche di fronte ad un evento traumatico trovare la spinta per fare meglio di prima per la sicurezza e la prevenzione, per il lavoro, a partire dagli ammortizzatori sociali, perchè anche in Emilia da tempo la crisi sta producendo i suoi effetti negativi. Molti sfollati - sottolinea Centrella - sono preoccupati per le loro case e per il futuro, hanno paura che l’occupazione possa ulteriormente contrarsi, hanno mutui da pagare e famiglie da mantenere». Gianni Chiodi ha raccontato gli stessi timori in chiave abrzzese, i problemi affrontati, le soluzioni individuate. Parole di elogio per chi in queste ore sta lavorando, gli uomini della Croce rossa che hanno allestito una farmacia a disposizione del posto medico avanzato, quello che di fatto ha sostituito l’ospedale di Carpi, lesionato ed evacuato. Un terremoto che adesso deve far sorgere l’orgoglio e la capacità di ricominciare, di far riavviare le attività economiche, che sia capace di ridare lavoro a chi l’ha perduto. In Emilia, ma anche in Abruzzo. Le difficoltà sono le stesse, raccontate in dialetti diversi.