ROMA La crisi colpisce drammaticamente. E in Italia, ricostruisce il ministro dello Sviluppo Corrado Passera «siamo a 7 milioni complessivamente tra disoccupati, sotto-occupati, cassintegrati e inoccupati che non cercano nemmeno più il lavoro. A loro si possono collegare quattro familiari a testa, il che significa 28 milioni di persone». Numeri che vanno oltre i 2,6 milioni di disoccupati contati dall’Istat in aprile e che danno una dimensione forse meno statistica ma molto più concreta al fenomeno che non riguarda, come sappiamo, solo l’Italia. In Europa «ci sono 50 milioni di persone che hanno paura prosegue ancora Passera perché disoccupate, sotto occupate o comunque in difficoltà con il lavoro». Per questo «la crescita è indispensabile ma deve essere sostenibile, cioè non drogata dal debito».
Anche se la crisi è dura, «l’Italia non è quella del dopoguerra e non si deve disegnare un Paese che non c’è. E tuttavia la situazione è tale che ogni giorno con ansia mi chiedo cos'altro aggiungere all’agenda per la crescita. Quando mi si chiede la ricetta per lo sviluppo e di sintetizzarla in pochi punti, provo una grande frustrazione aggiunge il ministro perché non esiste una singola iniziativa che possa portare alla crescita. C'è un grande lavoro oscuro già fatto in questi mesi». Passera è a Trento, al Festival dell’Economia, e ricorda i 160 miliardi per sostenere l’energia pulita e i 20 miliardi per il fondo di garanzia per le Pmi. Indica anche alcune possibili vie d’uscita. «Tanti cittadini ha precisato giustamente pensano che la Tobin Tax sia una buona riserva di recupero fiscale, che potrebbe avere risorse importanti. Ora posso dirlo anch'io chiaramente. Noi ci lavoriamo».
Ma chi c’è dentro quei 7 milioni di persone direttamente colpite dalle difficoltà nel lavoro? Intanto, una premessa: «Il tasso di occupazione in Italia, fermo al 57%, è ancora molto basso osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis e dà la misura di un Paese che non cresce». Venendo alle cifre aggregate da Passera, in quei 7 milioni che soffrono per il lavoro, «si possono includere a buon titolo prosegue Roma anche quei 2.200.000 giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano, i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training). Molti Neet subiscono la non corrispondenza tra formazione e offerta di lavoro. E cioè il disallineamento tra scuola, università e mondo delle imprese». E’ un aspetto sul quale concorda Stefano Zamagni, professore di Economia politica all’università di Bologna: «Per arrivare a 28 milioni di persone occorrerebbe che la base di 7 milioni fosse tutta composta da capi-famiglia, ma sappiamo che non è così e che ci sono molti giovani in quella platea. Ma fossero anche 18 milioni, è vero che il problema è drammatico e tocca tutte le regioni del Paese. A fronte di questi cittadini che soffrono prosegue il mondo delle imprese è alla disperata ricerca di profili professionali tecnici. Il sistema scolastico va in una direzione, il mondo produttivo dall’altra». «Agire solo sulla crescita non basta», conclude Zamagni. «Bisogna spingere sull’impresa sociale. E guardare a quel che fanno, piuttosto che a quel che dicono, gli americani: gli Usa hanno introdotto un dazio del 31% per proteggere la produzione nazionale di pannelli fotovoltaici dai prodotti cinesi, realizzati in dumping».