Verranno interrogati questa mattina dal dirigente della mobile di Pescara Pierfrancesco Muriana i tre membri della commissione Asl indagati per concorso in abuso d'ufficio in quanto sospettati di aver favorito, nel concorso per dirigente medico nella disciplina di igiene, epidemiologia e sanità pubblica, la dottoressa Gaziella Soldato, moglie del presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano.
Il presidente della commissione, Antonio Caponetti, e i due componenti, Carla Granchelli e Giancarlo Diodati (tutti assistiti dall'avvocato Squartecchia), dovranno spiegare in particolare due aspetti della vicenda riportati nel capo di imputazione del Pm Mirvana Di Serio.
Il primo punto riguarda l'assenza, agli atti del fascicolo concorsuale, della dichiarazione di non incompatibilità che nessuno dei tre componenti ha ritenuto di sottoscrivere, nonostante sia prevista dalle norme e comunque sia prassi consolidata per tutti i concorsi che fino ad oggi ha bandito la Asl pescarese. E questo proprio visti gli stretti contatti e rapporti che la candidata, poi risultata vincitrice del concorso, avrebbe avuto con tutti e tre i commissari. Una dichiarazione, che a detta della segretaria della commissione sentita dalla polizia, sarebbe stata fatta soltanto verbalmente dai tre indagati, ma non riportata comunque a verbale. A rendere sospetta la circostanza il fatto che, proprio in prossimità della data del concorso e addirittura lo stesso giorno della prova, la candidata avrebbe avuto ripetuti contatti telefonici e attraverso messaggini, con i tre commissari e in particolare con la Granchelli che con la Soldato aveva una conoscenza più approfondita. Granchelli era stata infatti la relatrice della tesi di specializzazione della Soldato e dunque non poteva non dichiarare questa sua incompatibilità. Peraltro la Granchelli, stando ai tabulati telefonici in possesso degli inquirenti, avrebbe ricevuto telefonate dalla Soldato anche nella stessa giornata della prova d'esame e il giorno della stesura della graduatoria di merito.
L'inchiesta, lo ricordiamo, nasce da una specifica denuncia di Fausto Di Nisio, all'epoca (si parla del 2010) presidente del collegio sindacale della Asl. Di Nisio aveva però puntato il dito più sulla formazione della commissione, ma poi gli inquirenti hanno deciso di approfondire maggiormente la questione della mancata dichiarazione di incompatibilità. L'ingiusto vantaggio economico, stando all'imputazione, sarebbe stato di 45 mila euro, al quale vanno aggiunti i soldi della proroga del contratto a termine, prevista fino a cinque anni.