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Pescara, 05/04/2026
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Data: 05/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Licenziamenti, nuovo scontro tra Fornero e Patroni Griffi. Il ministro del Welfare: per gli statali stesse regole dei privati

ROMA - Sarà il Parlamento a decidere se le modifiche all’articolo 18 con l’introduzione dell’opzione indennizzo alternativa al reintegro devono valere anche per gli statali. La delega che dovrebbe essere varata dal Consiglio dei ministri di domani, «non conterrà una disposizione specifica sui licenziamenti disciplinari ma rimetterà la materia al Parlamento». È il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ad annunciarlo. Una scelta che sembra figlia del braccio di ferro con la ministra Fornero. Non a caso, mentre Patroni Griffi parla a Roma, a settecento chilometri più a Nord, nella ”sua” Torino, Elsa Fornero rilancia l’auspicio sulla «parità di trattamento tra lavoratori del settore privato e del pubblico».
Lo aveva già fatto una decina di giorni fa, scatenando l’irritazione sia di Patroni Griffi che dei sindacati. Sembrava tutto rientrato, ma ieri il ministro della Funzione Pubblica non ha fatto in tempo a negare «contrasti» con la collega, che la Fornero ha rilanciato il suo punto di vista. Intromissione indebita? La ministra non la pensa così, e spiega: «Nei giorni scorsi avevo già espresso questo auspicio e credo che debba essere preso in considerazione. Io sono anche ministro delle Pari Opportunità che non riguarda solo uomini e donne ma anche lavoratori pubblici e privati, immigrati e nativi. Mi parrebbe in contrasto con il mio mandato se dicessi che le cose dovessero andare diversamente».
Anche stavolta però le sue dichiarazioni hanno creato sconcerto sia tra i sindacati che nelle stesse stanze di Palazzo Vidoni, sede del ministero della Funzione Pubblica. Per tentare di gettare acqua sul fuoco a fine giornata arriva una nota congiunta. «I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento, non l’unico» scrivono Patroni Griffi e Fornero, sottolineando che il primo obiettivo della delega è «migliorare la pubblica amministrazione». Efficienza, aumento della produttività e trasparenza sono gli altri risultati che il governo si attende dalla riforma.
Un messaggio diretto ai sindacati già sul piede di guerra. «Fornero non strumentalizzi le pari opportunità per attaccare i lavoratori pubblici. È un atteggiamento irresponsabile» attacca Rosanna Dettori, leader della Funzione pubblica Cgil. «Il ministro Fornero interviene di nuovo su cose che non la riguardano. Si occupasse dei precari e degli esodati» sibila Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl. «Questa discussione è inaccettabile, è un rimpallo sulla pelle delle persone» protesta Paolo Pirani, segretario confederale Uil. Giudizi duri anche dall’Italia dei Valori e dalla sinistra antagonista.
Si riaccendono le polemiche anche sul fronte mercato del lavoro privato. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, definisce la riforma «molto deludente»: «Ha tolto molto in flessibilità in entrata senza dare grossi cambiamenti nella flessibilità in uscita. Mi auguro che alla Camera la riforma sia modificata e resa più vicina alle esigenze delle imprese». Ribadisce il suo pollice verso anche la Cgil. Dice la leader Susanna Camusso: «È un ghiribizzo e non creerà neanche un posto». E sia il Pd che il Pdl avvertono il governo: no alla blindatura del testo con i voti di fiducia.

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