L’esecutivo sta puntando a un passaggio di consegne morbido fra Chiodi e Comuni
L’AQUILA. Le elezioni amministrative dell’Aquila si sono concluse, la campagna elettorale per le Regionali del prossimo anno - se pur iniziata in maniera strisciante da tempo - ancora non entra nel vivo (ce ne accorgeremo quando inizieranno a volare gli insulti).
In questa sorta di zona franca (da non confondere con gli aiuti di Stato) il ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca intende infilarsi per mettere la parola fine al commissariamento della città, iniziato il 30 marzo del 2009 (quando l’ordine della Protezione civile fu quello di rassicurare gli aquilani rispetto allo sciame sismico in corso) e mai finito. Prima Bertolaso col pugno di ferro, poi Chiodi e Cialente con poche idee e pure confuse, infine Chiodi e Fontana (l’architetto Gaetano, capo della struttura tecnica di missione) impegnati a schermeggiare un giorno sì e l’altro pure con il Comune dell’Aquila ricevendo in cambio feroci stilettate.
Un minestrone, condito da un paio di miliardi di euro già spesi, che ha finito per dare un solo risultato: dopo tre anni sulla ricostruzione (quella vera, non le manutenzioni nelle case poco danneggiate) ancora non sorge il sole.
Chiodi in una recente intervista a Tvsei ha glorificato la sua gestione commissariale. E questo è normale. Quello che non è normale è che quando parla dei finanziamenti dice: «Ho dato, ho concesso, ho fatto arrivare» come se fossero soldi suoi e non della comunità nazionale. Misteri della politica.
Ma questo, si spera, dovrebbe essere acqua passata anche se resta il nodo delle intese ai piani di ricostruzione (quello dell’Aquila è attualmente all’attenzione del governo).
Domani il ministro Barca, come rende noto l’agenzia Ansa «nella sua veste di inviato speciale per la ricostruzione dell’Aquila, sarà in Umbria per visitare i territori maggiormente colpiti dal sisma del settembre 1997, con l’obiettivo di studiare i diversi approcci alla ricostruzione in relazione al lavoro in corso nei Comuni del cratere aquilano».
Il professor Fabrizio Barca fa quello che ha fatto per tutta la vita: studiare, informarsi e, in questo caso, cercare di capire qual è la strada migliore da seguire per il passaggio dei poteri sulla ricostruzione dal commissario Chiodi ai Comuni del cratere e in particolare al Comune dell’Aquila dove da pochi giorni è tornato trionfante sul trono «Massimo II».
Martedì pomeriggio in città dovrebbe esserci una conferenza stampa alla quale dovrebbero prendere parte il ministro, il commissario Chiodi, il sindaco Cialente, il coordinatore delle nove aree omogenee (che raccolgono i Comuni cosiddetti minori) Emilio Nusca e il prefetto Giovanna Maria Iurato.
Barca poi, se non ci saranno intoppi, venerdì prossimo dovrebbe incontrare i cittadini in piazza Duomo (il 21 saranno all’Aquila anche Napolitano e Monti per la festa nazionale della Finanza). Tutto bene. Ma cosa ha in mente Barca per il passaggio dei poteri? Nei giorni e nelle settimane scorse nella sede del ministero sono andati tutti (si intende i rappresentanti di istituzioni ed enti locali) per mettere a punto una strategia credibile.
L’idea è che Chiodi molli la poltrona di commissario il 30 giugno ma è probabile che la cosa venga prorogata di uno o due mesi perché i Comuni, a partire da quello dell’Aquila non sono ancora pronti a sostituire a pieno regime la struttura commissariale.
Barca dovrebbe proporre la nascita di due nuove entità: una interna al Comune dell’Aquila (dotata di mezzi e personale come il sindaco chiede da tempo), gestita direttamente da Cialente e compagni, che dovrebbe occuparsi di progetti e assegnazione di fondi, un’altra che dovrebbe chiamarsi Ucr (ufficio coordinamento ricostruzione) a cui dovrebbero fare capo i Comuni minori attraverso le aree omogenee.
Questo Ucr (sigla che si aggiungerebbe a Dicomac, Com, map, musp, Sge, Stm e chi più ne ha più ne metta) è una sorta di clonazione della Stm (la struttura tecnica di missione guidata da Fontana) ma la sua composizione non è ancora chiara come non si sa ancora come verrà ricollocato l’architetto Fontana a meno che lui non decida - e sembra che tutte le polemiche intorno alla sua persona lo abbiano stufato, amareggiato e sfiancato - di lasciare baracca e burattini e tornarsene a Roma. Poi c’è la questione dei controlli. I sindaci potrebbero avere mano libera sui progetti ma dovranno assumersi responsabilità rispetto agli impegni di spesa. A monte la verifica sarà sempre fatta dal governo che terrà gli occhi addosso alle varie amministrazioni.
Da Roma giunge un messaggio chiaro: il sisma dell’Emilia per forza di cose ha posto il terremoto dell’Aquila in secondo piano.
Se i nostri rappresentanti continueranno a litigare, magari mettendo in contrapposizione (come è già successo) i Comuni piccoli con quello dell’Aquila o pensando di spadroneggiare senza limiti nel mare magnum dei miliardi di euro, saranno tempi duri. Di euro se ne vedranno pochi. Molto pochi.