L'ex pm: Non è tempo da primi della classe. Non l'ha detto
il medico di stare insieme. Vendola media: puntiamo alla coalizione
ROMA - Niente foto stavolta. Vasto è lontana, i sorrisi di una coalizione a tre mai nata si sono spenti e resta solo uno scambio di accuse tra Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro, mentre un ecumenico Nichi Vendola cerca di mettere pace. I tre leader si ritrovano in una saletta sotterranea di un lussuoso hotel di Villa Borghese, convocati dalla Fiom, in un clima caldo ma non sempre amichevole. Tanto che Bersani porta a casa, assieme agli applausi, fischi e contestazioni, placati a stento dal servizio d'ordine.
In Direzione Bersani aveva paragonato certe uscite di Antonio Di Pietro a quelle di Grillo. Ieri si è accomodato in platea di fianco a Vendola. A qualche metro di distanza Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv, ancor prima di salire sul palco, arringa i cronisti: «Le primarie senza un programma sono come una bottiglia vuota, senza liquido». Bersani fa una prima replica: «Sono pretesti, se si vuole partecipare si partecipa». Prosegue Di Pietro: «La foto di Vasto c'è come proposta ai cittadini ma io voglio sapere dal Pd cosa vuole fare, se ha un programma di sinistra e riformista o se è il programma del Pdl: spartizione di poltrone, fiducia sull'articolo 18 e sul ddl anticorruzione». Ma l'attacco è solo un antipasto. Perché poi il leader dell'Idv si toglie la giacca e, dal palco, rovescia la cattedra: «Non è più il tempo di primi della classe. Ci vuole coerenza tra parole e comportamenti. Non ce l'ha detto il medico di stare insieme. La politica in questo momento è offesa da chi fa le spartizioni sull'Agcom, da chi vota la fiducia sull'articolo 18, da chi va in piazza e poi sta con il governo Monti».
Bersani osserva dalla platea i 15 minuti di requisitoria «contro il governo della Bce». Di Pietro flirta con la platea: «Non sono di sinistra, ma se me lo dicono non m'offendo: il primo di sinistra della storia era Gesù». L'ex pm poi insiste sulla ferita aperta del voto spartitorio dell'Agcom, stigmatizzato anche da Romano Prodi. Accusa il Pd di aver bocciato le loro proposte su esodati, precariato e ddl anticorruzione.
Bersani scuote la testa, contrariato. Poi sale sul palco. Non è facile per il segretario del Pd affrontare la platea Fiom, scaldata da Di Pietro. Al quale non dedica neanche una parola. Bersani giustifica l'appoggio al governo, ma quando spiega che «a Monti non c'erano alternative» partono i primi fischi. Che si intensificano quando cita l'articolo 18: «Non ne volevo discutere, ma abbiamo fatto argine a una situazione difficile». In platea si cerca di frenare le contestazioni: «Compagni, lo abbiamo invitato noi». Bersani prosegue e cambia passo. Dà il sostegno alla Fiom sulla legge per la rappresentanza; sposa la linea di parità di lavoro a parità di salario; attacca Finmeccanica e Fiat. Chiusura con applausi e abbraccio di Maurizio Landini. Il leader Fiom poco prima aveva smentito la sua partecipazione a liste civiche (vicino c'è anche Michele Emiliano, tra i chiacchierati in questa direzione). Landini spiega che «il tempo delle deleghe in bianco è finito» e vorrebbe una nuova coalizione di sinistra fondata sul lavoro.
Ma non è aria. A chiudere il cerchio, o a provarci, è Nichi Vendola, che sfodera la sua affabulazione, parlando di «crisi antropologica», citando Brecht, i rapporti di produzione e attaccando i «poteri forti»: «La vera casta non è quella dei parlamentari ma quella delle grandi lobby economiche e finanziarie». Il cuore del discorso è però un altro: «Occorre un confronto aperto, una ricerca unitaria per costruire la coalizione del lavoro. Dobbiamo sentirci uguali dentro una ricerca», puntare a «una larga coalizione di governo»: «Non sventoliamo la nostra bandierina, siamo eguali dentro una ricerca».
Ma Bersani ha ormai altro per la testa e deve allontanare l'ombra del bandierone di Di Pietro: «Dire che c'è un inciucio sul ddl anticorruzione è diffamatorio. Con Di Pietro un problema c'è e non è nelle mie mani, perché io non ho mai detto una parola men che rispettosa sull'Idv e Di Pietro, e non mi sentirete mai dirla. Ma, sia chiaro, esigo rispetto da tutti per il Pd».
La lapide la sistema Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione: «Il centrosinistra non esiste». Del resto il Pd sembra guardare sempre più al centro. Un segnale in quella direzione arriva dalla Sicilia, dove il Pd regionale vota un documento che «sfiducia» Raffaele Lombardo. «Una farsa», replica il governatore. Ma l'Udc ringrazia.