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Pescara, 15/06/2026
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Data: 12/06/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Inps, 390mila esodati. Poi la smentita. Pensioni, Cgil: Basta giocare con i numeri

L'Ansa rende nota la relazione Inps inviata al governo prima del decreto che ha fissato i "salvaguardati" in 65mila persone. Secondo l'istituto, la platea è molto più ampia. Ma il direttore Nori smentisce: "L'Inps non ha fornito cifre diverse"

Sono 390.200, e non 65mila come previsto dal governo nella sua stima dei “salvaguardati”, i lavoratori “esodati” messi fuori dalle aziende ma privi dei requisiti necessari a maturare la pensione in base alle nuove regole. Quasi 400mila persone che potrebbero, però, rivendicare il diritto ad andare in pensione con le vecchie regole. La stima è stata resa nota dall’Ansa, che cita la Relazione Inps al ministero del Lavoro inviata prima della firma del decreto che fissa a 65mila la quota dei salvaguardati. La relazione, batte sempre l’agenzia di stampa, è firmata dal direttore generale dell'Inps, Mauro Nori.

Lo stesso Nori ha però smentito, affermando che l'Inps "non ha fornito stime diverse e ulteriori rispetto al tema dei salvaguardati". L'Istituto conferma dunque che i salvaguardati sono 65.000 per i prossimi 24 mesi allo stato dell'arte.

Stando al documento diffuso dall'Ansa, tuttavia, la riduzione a sole 65mila unità è stata raggiunta “sulla base di criteri restrittivi nell'interpretazione delle norme messi a punto dai ministero del Lavoro e dell'Economia”. Le platee che fanno lievitare il numero degli esodati sono quelle della prosecuzione volontaria (133.000 persone) e i cosiddetti “cessati”, ovvero quelli che sono usciti dal lavoro per dimissioni, licenziamento o altre cause tra il 2009 e il 2011 che hanno piu' di 53 anni e che non si sono rioccupati (180.000 secondo l'Inps). Per queste due categorie – ricorda ancora l’Ansa – “il decreto del Governo prevedeva rispettivamente 10.250 e 6.890 salvaguardati”.

Secondo la Relazione Inps citata dall’Ansa “platee più consistenti riguardano anche la mobilità (45.000 persone tra mobilità ordinaria e quella lunga a fronte dei 29.050 salvaguardati dal decreto), per i fondi di solidarietà (26.200 a fronte dei 17.710 previsti dal decreto) e beneficiari del congedo straordinario per l'assistenza ai figli gravemente disabili (3.330 a fronte dei 150 previsti dal decreto in via di emanazione)”. Sulla mobilità – ricostruisce l’Ansa nel suo lancio – “la differenza la fa il fissare nel 4 dicembre 2011 la data entro la quale il lavoratore che potrà andare in pensione con le vecchie regole dovrà essere già uscito dal lavoro e essere in mobilità (e quindi non la data entro la quale è stato fatto l'accordo collettivo con l'azienda)”.

Reazioni
“La Cgil conferma quanto da sempre affermato: qualunque sia il numero, e non abbiamo motivo di dubitare che possa essere quello reso noto oggi, bisogna dare subito risposta compiuta a questo grande problema, creato da una riforma sbagliata e superficiale, con una soluzione previdenziale per tutti gli interessati.“ Lo afferma Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil. “Però il gioco dei numeri ora deve finire – continua Lamonica - C'è un problema di trasparenza nei dati, che vanno resi espliciti dall'Inps, che dovrebbe essere l'ente che fornisce numeri oggettivi sui quali si assumono poi le decisioni politiche, e non altro. E c'è un enorme problema del governo: il ministro sa perfettamente che i 65 mila sono un numero ricavato dalle risorse stanziate e non certo dagli aventi diritto e che , come lei stessa ha ammesso, è stato compiuto un grande errore”.“A questo errore ora bisogna mettere riparo – conclude Lamonica - senza altri giochi, restituendo certezza del diritto e sicurezza ai lavoratori, ma anche equità e serietà all'azione del governo, che su questo punto finora non le ha dimostrate”.

"Che il dato dei salvaguardati dal decreto sia di 65 mila, come ci ricorda il direttore dell'Inps, Nori, gia' lo sapevamo. A questo punto non si tratta di giocare con le parole ma di capire qual e' la realta'". Cosi' Cesare Damiano, capogruppo Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio. "E' sconcertante- aggiunge- che la cifra di 390 mila lavoratori che rimangono senza stipendio e senza pensione, addirittura al di sopra delle piu' pessimistiche previsioni, fosse a conoscenza del governo prima della emanazione del decreto interministeriale. Il tempo di riflettere e' terminato e bisogna che l'esecutivo provveda a risolvere definitivamente il problema. Del resto, il presidente del Consiglio, a suo tempo, ha affermato che nessuno sarebbe stato lasciato solo e il ministro Fornero ha ammesso l'errore di una riforma che ha causato l'attuale situazione". "Si trovino dunque le risorse necessarie perche' questa e' una priorita' del paese e si utilizzino le proposte di legge unitarie gia' presentate alla Camera. Per fare chiarezza sui numeri, e' indispensabile che il governo venga a riferire in parlamento sullo stato reale e definitivo della situazione", conclude Damiano.

'I numeri riguardanti i cosiddetti salvaguardati vanno considerati con tutte le cautele del caso. Soprattutto se si proiettano avanti nel tempo. Per ora il Governo ha garantito il mantenimento delle norme previgenti per quanti avranno il problema di una copertura reddituale nei prossimi mesi. Non mi sembrano sussistere adesso le condizioni per andare oltre'. Lo afferma in una nota Giuliano Cazzola, deputato Pdl e vice presidente Commissione Lavoro spiegando che, 'in ogni caso, se la platea di quanti hanno esigenza di una qualche forma di salvaguardia avesse l'ampiezza di cui si parla, il problema non sarebbe piu' quello delle deroghe, ma si dovrebbe trovare una soluzione di carattere strutturale introducendo maggiori gradualita' e flessibilita' dei requisiti. Non avrebbe senso, infatti, una riforma costretta per anni ad affrontare problemi irrisolti della transizione'.

“La relazione Inps ha confermato quanto il sindacato ha sostenuto in questi mesi: la riforma previdenziale introdotta dal governo Monti, in assenza della gradualità necessaria ad offrire il giusto accompagnamento alla pensione per le persone che erano ai limiti del raggiungimento dei vecchi requisiti pensionistici, ha prodotto una ferita nel paese lasciando centinaia di migliaia di persone senza un reddito da lavoro o da pensione”. E’ quanto dichiara il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, commentando la relazione Inps “Di fronte a questi dati ormai resi ufficiali- continua Petriccioli- la Cisl ritiene che il governo ed il ministro Fornero, debbano riconoscere che il decreto sui 65mila esodati, firmato la scorsa settimana, è insufficiente e quindi e' necessaria una immediata convocazione delle parti sociali per individuare le opportune soluzioni e coperture economiche per l'intera platea dei lavoratori”.

“L'esecutivo era a conoscenza di questo numero. Abbiamo così la conferma che il Ministro Fornero è in malafede ed è totalmente irresponsabile, mettendo in mezzo alla strada centinaia di migliaia di persone. Se ne vada a casa subito, dia le dimissioni e abbia il buon gusto di non farsi più vedere”. Lo dice il segretario del Prc, Paolo Ferrero.

“Se anziché perdere tempo inseguendo un'ossessione maniacale contro l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il ministro Fornero avesse fatto il suo mestiere, ora non ci ritroveremmo con più di 300.000 persone senza lavoro e senza pensione!”. Lo affermano il presidente dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario e la capogruppo IdV in commissione Lavoro del Senato, Giuliana Carlino. “Fa rabbrividire leggere sulle agenzie di stampa - proseguono - che già prima della firma del decreto Salva Italia, che fissa il numero degli esodati a 65.000, l'Inps avesse informato il ministero sulla reale cifra: 390.200. Il dubbio è lecito: o la Fornero non sa fare il suo lavoro o volutamente se ne è infischiata dei diritti dei lavoratori, ostinata ottusamente su una riforma che non porta bene al Paese, rende ancora più vulnerabili le fasce deboli, facilita i licenziamenti e non produce sviluppo”.

Pensioni, Cgil: Basta giocare con i numeri

Lamonica: "La riforma è sbagliata: occorre trovare una soluzione previdenziale per tutti gli esodati"
“La Cgil conferma quanto da sempre affermato: qualunque sia il numero, e non abbiamo motivo di dubitare che possa essere quello reso noto oggi, bisogna dare subito risposta compiuta a questo grande problema, creato da una riforma sbagliata e superficiale, con una soluzione previdenziale per tutti gli interessati.“ Lo afferma Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil.

“Però il gioco dei numeri ora deve finire – continua Lamonica –: c'è un problema di trasparenza nei dati, che vanno resi espliciti dall'Inps, che dovrebbe essere l'ente che fornisce numeri oggettivi sui quali si assumono poi le decisioni politiche, e non altro. E c'è un enorme problema del governo: il ministro sa perfettamente che i 65 mila sono un numero ricavato dalle risorse stanziate e non certo dagli aventi diritto e che, come lei stessa ha ammesso, è stato compiuto un grande errore”.

“A questo errore ora bisogna mettere riparo – conclude Lamonica – senza altri giochi, restituendo certezza del diritto e sicurezza ai lavoratori, ma anche equità e serietà all'azione del governo, che su questo punto finora non le ha dimostrate”.

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