ROMA Dall’anno prossimo i Comuni incasseranno l’intero gettito dell’Imu, la nuova imposta sulla casa, che quest’anno devono dividere con lo Stato. Si tratta di circa 21 miliardi. Sul piano della contabilità pubblica non cambia nulla: quest’anno lo Stato gira ai Comuni parte dei fondi incassati, l’anno prossimo non lo farà. Dal punto di vista politico, però, la notizia c’è: si torna al vecchio regime dell’Ici, quando i sindaci erano i soli responsabili della tassazione sulla casa. E infatti ieri i sindaci erano così soddisfatti alla fine della riunione con il governo che ha restituito loro i pieni poteri su questa imposta che si sono persino spinti a fare intravedere possibili riduzioni delle aliquote. Affermazioni che saranno messe alla prova della realtà all’inizio del prossimo anno che, vale la pena sottolinearlo, è un anno anche di elezioni comunali.
«I sindaci faranno di tutto per mantenere le aliquote moderate e non tenendole alte come è successo quest’anno a causa del gioco dei trasferimenti», ha detto Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni. «Questa soluzione è importante nella misura in cui consente nel 2013 di ridurre le aliquote. Nel momento stesso in cui l'Imu non sarà più per metà statale e per metà comunale ciò consentirà per il 2013 un sistema più flessibile e leggero e una riduzione delle aliquote», gli ha fatto eco Gianni Alemanno, sindaco di Roma e presidente del Consiglio nazionale dell'Anci.
In effetti la decisione di assegnare tutta l’Imu ai Comuni è razionale. Quest’anno non è stato possibile metterla in pratica perché l’Imu è stata introdotta in fretta e furia a dicembre, con la manovra Salva Italia, e quindi era troppo tardi per cambiare il meccanismo di trasferimenti di fondi dallo Stato ai Comuni messo in piedi nel 2008 quando fu abolita l’Ici sulla prima casa.
Per tentare di capire qualcosa sulle cifre in ballo occorre armarsi di carta e matita e fare due conti. Innanzitutto va ricordato che l'Imu rimpiazza non solo l'Ici, ma anche il gettito Irpef sugli immobili (più le relative addizionali), con l'esclusione di quelli affittati. L'Ici su uffici e seconde case dava 9,2 miliardi. L'Irpef 1,6 miliardi. Per un totale di 10,8 miliardi. Il gettito atteso dall'Imu nel suo complesso è invece di 21,4 miliardi, compresi 3,4 relativi alle prime case.
La legge stabilisce però che sia riservata allo Stato la metà del gettito totale, escluso quello della prima casa. Questo significa che dai 21,4 miliardi totali bisogna sottrarne 3,4. Dal risultato pari a 18 miliardi, solo 9 vanno ai Comuni. Che, in più, si sono visti tagliare i trasferimenti statali.
Già questa sola girandola di cifre spiega le ragioni del buonumore ritrovato ieri dai sindaci: si sono liberati della spada di Damocle del Tesoro e potranno regolare loro stessi i propri incassi fiscali, magari riducendoli in vista delle elezioni comunali.
Quella del ritorno dell’Imu ai Comuni non è stata la sola decisione presa ieri da Anci e governo. Entro l’estate dovrebbero nascere 10 città metropolitane. In pratica i sindaci delle più grandi città italiane assumeranno i poteri delle rispettive Province che saranno smantellate (per Roma, che ricade in una legge ad hoc, ciò avverrà con modalità un po’ diverse). Gli affari delle città metropolitane saranno gestiti dal sindaco del comune capoluogo affiancato da una sorta di «consiglio di gestione» al quale parteciperanno i sindaci (o loro delegati) dei Comuni facenti parte della Provincia abolita. Comuni che, se lo vorranno, in un secondo momento potranno decidere di cambiare Provincia uscendo dall’area metropolitana. I dettagli tecnici dell’operazione saranno messi a punto nelle prossime settimane. «E non è escluso che in questa sede o nell’ambito del riordino complessivo delle Province possano emergere novità anche per il territorio provinciale di Roma», ha detto ieri l’avvocato Giorgio Orsoni che in qualità di sindaco di Venezia ha la delega dell’Anci sulle trattative relative alle città metropolitane.
Resta da riferire dell’intesa anche su un altro tema: quello dei piccoli Comuni. Il governo varerà un nuovo meccanismo che consentirà ai piccoli centri di accorpare più facilmente servizi e strutture. Ancora nessuna intesa, invece, sulle nuove regole del patto di stabilità che consentirebbero ai Comuni virtuosi di pagare più velocemente le ditte verso le quali hanno debiti.