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Data: 13/06/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Sì all’arresto di Lusi La parola al Senato. Legnini: vicenda grave e per me dolorosa

Scontro Pd-Pdl in giunta, adesso la discussione si sposta nell’aula Il parlamentare abruzzese : era un esito atteso, affronterò il dibattito

ROMA La giunta per le immunità del Senato ha votato per l’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Ora l’ultima parola sulla libertà del senatore, accusato di aver distratto dalle casse del partito decine di milioni di euro, spetta all’Aula. E già ci si domanda se ci sarà la richiesta di voto segreto e se anche il caso Lusi finirà come quello del senatore pidiellino Sergio De Gregorio, salvato dall’Aula dopo il sì della Giunta. A sostegno della teoria secondo cui ci sarebbe stato un “voto di scambio” tra Pd e Pdl per far scampare l’arresto ad entrambi gli onorevoli. La decisione su Lusi (13 i voti favorevoli all’arresto, 4 i contrari, due gli astenuti) arriva dopo il rinvio chiesto, a sorpresa, il 31 maggio dal relatore Giuseppe Saro (Pdl). Una proroga richiesta per acquisire carte e memoria difensiva, che non era piaciuta a Marco Follini, presidente della Giunta, e che aveva assicurato: «Il 12 giugno si vota senza indugi». Relatore in Senato del caso Lusi sarà proprio Follini che auspicando un’accelerata sull’approdo in Aula, spiega: «Sono garantista per antica convinzione. In questo caso garantire i diritti di tutti e garantire le istituzioni vuol dire prima di tutto evitare ogni forma di impunità». Affatto sorpreso dal via libera della Giunta, Lusi. «Era un esito atteso. Non mi aspettavo che votasse contro l’arresto» commenta il senatore aggiungendo che interverrà in Aula: «Sarei un incosciente se non lo facessi». Spaccato il Pdl sulla richiesta di voto segreto (che va presentata da almeno 20 senatori). Il capogruppo Alberto Balboni dice «assolutamente no». Il senatore Saro (che lo ha chiesto per De Gregorio) precisa: «Io ho chiesto il voto segreto per De Gregorio, in questo caso saranno altri a farlo». Mentre Gasparri e Quagliarello annunciano che il Pdl voterà «in base alla libera coscienza personale». Sul voto in Aula per Lusi aleggia ancora il sospetto di un salvataggio in extremis, effetto del baratto su De Gregorio. Un’insinuazione (avanzata dalla Lega, condivisa da Roberto Saviano) respinta sia dai democratici che dal partito di Alfano. Anzi, la senatrice del Pd Anna Finocchiaro rifiuta categoricamente la possibilità del voto segreto. Lui, Lusi, ha detto poche parole: «Era un esito atteso, non mi asperttavo che la giunta non votasse l’arresto». E a chi gli chiedeva se sarà presente in aula al momento del voto, il senatore abruzzese ha risposto: «Sarei uno sciocco a non intervenire». Intanto, l’assemblea della Margherita dopo mesi di rinvii, dovuti all'inchiesta sul caso Lusi e sulla necessità di far verificare i conti da una società esterna, si riunirà sabato a Roma per discutere ed approvare il bilancio di chiusura e decidere che cosa fare sui soldi del partito, ormai estinto, rimasti in cassa. Anche un’altra giunta, quella per le autorizzazioni della Camera, ieri ha dato risposta positiva alla richiesta dei magistrati di poter utilizzare le (34) intercettazioni che riguardano Denis Verdini, indagato nell’ambito dell’inchiesta “grandi appalti” del G8. «Sarò io il relatore in aula, mi farò io carico di questa proposta». Cosi il presidente della giunta per le Immunità del Senato, Marco Follini (Pd), al termine della riunione dell’organo parlamentare che ha votato a favore dell’arresto. Ai cronisti che gli chiedevano sui tempi dell’assemblea il democratico non aveva dubbi: «Deciderà la conferenza dei capigruppo, per me anche oggi pomeriggio». In giunta il Pdl si è mostrato diviso sul caso Lusi. Le assenze in giunta per le immunità (quattro, poi scese a tre) e la linea della libertà di voto sostenuta dal capogruppo Alberto Balboni, hanno segnalato che il partito di Silvio Berlusconi non ha affrontato compatto il giudizio sull’ex tesoriere della Margherita.

Legnini: vicenda grave e per me dolorosa Fina: non c’è stata alcuna persecuzione

AVEZZANO La Giunta per le immunità di palazzo Madama autorizza l'arresto dell'ex tesoriere della Margherita, il senatore marsicano Luigi Lusi, e nel Pd abruzzese c'è un'atmosfera di riflessione mista a quella di attesa per la decisione del Senato. Parla per la prima volta esplicitamente del caso Lusi il senatore del Pd Giovanni Legnini e si lascia andare nel ricordare il lavoro "spalla a spalla" in Senato con Lusi utilizzando per descriverlo l'allegoria del «compagno di banco». «Sono stato con lui in commissione per tanti anni e su questa vicenda non sono mai voluto intervenire perché mi tocca profondamente. È certamente una vicenda gravissima, ma anche dolorosa che mi ha turbato dall'inizio e rattristato dal punto di vista umano. Questo non toglie nulla alla gravità dei fatti contestati». Legnini definisce poi la storia «dannosa per il sistema dei partiti». «Credo che quanto accaduto per il caso Lusi, e anche per quello della Lega», sottolinea, «abbia fatto emergere con evidenza la necessità di mettere mano a una riforma seria adottando criteri di assoluta trasparenza dei bilanci che dovranno essere certificati. Quello che di fatto avviene già dalla sua costituzione del 2007 nel Pd, unico partito nel panorama politico italiano ad avere bilanci certificati». Entra nel merito del caso Lusi il vicepresidente del consiglio regionale Giovanni D'Amico secondo cui «il nodo di questa vicenda è il finanziamento pubblico dei partiti»: «Bisogna assolutamente ridurre drasticamente questi finanziamenti e renderli fisiologici alle necessità essenziali tornando a quei partiti che si sovvenzionavano con l'adesione volontaria e il lavoro di tante persone. I partiti facevano leva sulla partecipazione. Le cifre che sono circolate in questi anni sono assolutamente abnormi. Le persone devono aderire per i valori che i partiti promuovono e i partiti non devono diventare un apparato burocratico perdendo la loro funzione costituzionale». «Nessuna sorpresa sull'esito del voto della Giunta per le immunità» per Michele Fina, ex segretario provinciale e membro nazionale del Pd che ha sempre contestato la politica di Lusi all'interno del partito. «I magistrati stanno mostrando serietà nelle indagini», sostiene Fina, «e non c'è alcuna persecuzione. Come ogni cittadino Lusi ora deve rispondere alla legge. Io sono stato sempre dall'altra parte combattendo con le armi della democrazia, adesso è arrivata la giustizia e fa il suo mestiere». Il segretario provinciale del Pd, Mario Mazzetti, attende la decisione del Senato e si aspetta «una decisione basata sul principio di scienza e coscienza. Speriamo che qualunque sia la decisione», aggiunge, «i senatori superino gli interessi di parte adottando un comportamento oggettivo». Non mancano le reazioni a Capistrello, paese d'origine del senatore Lusi e dove è sindaco il fratello Antonio. Ieri il primo cittadino ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. Traspare invece inquietudine nelle affermazioni del capogruppo di opposizione in consiglio comunale , Moreno Di Cintio, che parla come se presagisse un «no» del senato all'arresto di Lusi. «Come cittadino della Repubblica», afferma Di Cintio, «sono preoccupato per leripercussioni che la vicenda del senatore può avere sulla tenuta democratica dell'Italia. Come cittadino di Capistrello invece sono preoccupato per il danno prodotto alla vita politica e sociale del comune da comportamenti che hanno distorto la volontà degli elettori e approfittato della credulità e della buona fede degli elettori stessi. Mi auguro», conclude Di Cintio, «che questa brutta e triste storia finisca al più presto.

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