Roma. - «Autostrade, porti, strade interne, ferrovie...E' tutto necessario, ovviamente! Ma in questo caso sono infrastrutture complementari. Per attrarre turisti stranieri al Sud c'è un problema di distanze e di velocità di accesso, e il nodo decisivo è quindi costituito dagli aeroporti». Ed Enrico Paolini, vicepresidente diessino della Regione Abruzzo e coordinatore degli assessori al turismo di tutte le regioni italiane, cita come esempio quel che sta accadendo dalle sue parti: «A Pescara, in un anno, gli arrivi di stranieri sono aumentati del 20 per cento, moltiplicando le linee low-cost. A maggio di quest'anno faremo un altro passo decisivo: una linea diretta New York-Pescara. E queste "certezze" hanno un effetto moltiplicatore: in vista dei maggiori arrivi nei prossimi mesi, gli operatori turistici stanno gia facendo sforzi organizzativi e finanziari per attrezzarsi, con vantaggi per tutta l'economia locale».
Su quali aeroporti puntare per il decollo turistico del Sud?
«Occorre portare più voli low-cost su Bari, Brindisi, Foggia, Reggio Calabria, Lamezia, Crotone e in Sicilia. Ne abbiamo discusso in una riunione con tutti gli assessori al turismo del Sud, proprio perchè anche le Regioni devono fare un loro lavoro. Insomma, gli aeroporti piccoli e medi devono essere classificati come regionali, con diritti di arrivi e partenze internazionali. Ciò significa quindi attrezzarli con infrastrutture e norme di sicurezza internazionali. Inoltre, ci vorrebbe anche una compagnia tipo "Alitalia regional" che si inserisse nella concorrenza- dei voli low-cost per far arrivare gli stranieri anche al Sud. E alcuni aeroporti militari andrebbero smilitarizzati».
E per il turismo invernale? Molti operatori non lo trovano conveniente.
«Se aumentassero i voli low-cost, aumenterebbe anche la convenienza a restare aperti tutto l'anno».
Finora però le regioni del Sud si sono mosse in ordine sparso.
«Occorre cambiare strategia. Ciò non significa che ogni regione rinunci a valorizzarsi autonomamente, ma all'interno del marchio Italia bisogna vendere all'estero anche un marchio "Southern Italy". Insomma, bisogna fare in modo che oltre alle nostre città d'arte, alla collina toscana e del Centro-Italia, i turisti stranieri siano invogliati a scoprire (anche solo per pochi giorni) anche il clima, il cibo e le bellezze storiche e ambientali del Sud. E la velocità dei trasporti è fondamentale».