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Data: 18/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il caso Lusi - Lusi ai senatori: dite no al mio arresto «Ho solo eseguito gli ordini. Sono stato ingenuo, mi fido della magistratura»

ROMA - Si difende il senatore Luigi Lusi, e a due giorni dal momento in cui l’Aula del Senato dovrà decidere se autorizzarne l’arresto, ribadisce le accuse contro gli ex colleghi di partito: «Facevo tutto quello che mi era stato detto di fare all’interno di un sistema di relazioni fiduciarie». E le sue parole tradotte, vogliono dire che i vertici erano a conoscenza di tutti i soldi che uscivano dalla cassa. E che, anzi, erano loro stessi a coordinare le operazioni. Le dichiarazioni dell’ex tesoriere della Margherita, già sostenute più volte anche davanti ai magistrati, scatenano fuoco e fiamme dai legali del partito sciolto due giorni fa. «Luigi Lusi - dicono gli avvocati Titta Madia e Alessandro Diddi - continua nel suo pervicace tentativo di inquinamento della realtà. Vorrebbe far credere di aver agito nell'interesse della Margherita e di aver eseguito un mandato alla luce del sole ma, evidentemente, dimentica che nei mesi scorsi quella stessa autorità giudiziaria nella quale dice di avere fiducia gli ha sequestrato alcuni appartamenti, due ville, oltre che due milioni di euro, e che tale ingente patrimonio era nella sua esclusiva disponibilità».
Se i legali attaccano, comunque, il senatore non molla. «Mi sono assunto tutte le responsabilità di un tesoriere di un partito politico - ribadisce a Maria Latella in un’intervista su Sky - L'ho fatto ed è stato giusto così. Ho applicato nei fatti un patto fiduciario che è stato negato da Rutelli, Bocci e Bianco. Ho messo in campo la restituzione degli immobili da aprile, e il fatto che essa venga negata dai responsabili della Margherita fa riflettere». È l’unico momento in cui il senatore attacca in maniera più energica il partito. Rivendica anche che «c'era un collegio dei revisori, un comitato di tesoreria che controllava». «Io non ero coperto - sottolinea - ma facevo tutto quello che mi era stato chiesto di fare all'interno di questo sistema di relazioni fiduciarie. Anche se sulla base di un accordo verbale. Sono stato un ingenuo, mi sono fidato. Nei partiti non c'è un meccanismo di Cda, ma di rapporti fiduciari. Le cose si mettono a voce». Dei 194 milioni di euro spesi in 11 anni spiega che non c'è una traccia scritta. «Tutte le spese sono alla luce del sole - osserva - Le mie venivano controllate da tre organi. I revisori dei conti avevano in mano di tutto. È un po' difficile dire che ho truccato i conti».
Sul voto di mercoledì e sulla richiesta di arresto avanzata dalla procura di Roma che lo accusa di appropriazione indebita e di associazione per delinquere, tiene a dire che non ricorrerà al patteggiamento della pena. «Devo recuperare onorabilità e dignità rispetto alla mia famiglia e al Paese - spiega - non patteggerò, mi difenderò nel dibattimento». Anche perché, probabilmente, sa che davanti a un Tribunale potrà tornare a ripetere le accuse, e potrà anche chiedere che i suoi ex colleghi di partito testimonino in aula. Si appella, poi, ai senatori affinché votino no all’arresto. «Non ci sono gli elementi sul pericolo di fuga, sulla possibilità di inquinamento delle prove e sulla reiterazione del reato - dichiara - Ma se dovessi finire in carcere, ho già un’idea per essere utile al Paese. La dirò ai magistrati».
L’unico momento in cui Lusi sembra cambiare discorso è quando gli si chiede perché una persona che ha un passato da boy scout, che ha sempre condotto una vita tranquilla e onesta, improvvisamente si mette a utilizzare soldi pubblici come fossero suoi. Accenna alla tesi del «sistema», della prassi consolidata. Ma poi torna ad attaccare: «Perché sono contrari alla mia richiesta di svelare tutti i conti della Margherita? Perché fare un'assemblea federale che approva un bilancio a porte chiuse e inibirmi la partecipazione sospendendomi il giorno prima?» Dopodomani il Pd voterà per le manette, così come l'Idv che teme il voto segreto come strumento per salvarlo. Il Pdl, invece, ha lasciato libertà di coscienza ai propri senatori, mentre non è ancora definita la posizione della Lega, che nei giorni scorsi con Roberto Maroni ha denunciato uno «scambio» tra Pd e Pdl: il carcere per Lusi contro la libertà del senatore Sergio De Gregorio, per il quale l’arresto è stato negato.

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