Comportamenti intollerabili, i treni ci sono. Mi vergogno con i nostri clienti
La linea è dura, durissima. E si va da una possibile denuncia alla Procura all'appello dal Prefetto, dalla «tolleranza zero» alla revisione delle regole aziendali. Carlo Tosti, ad di Atac, non ci sta più. E, dopo i disagi sulla metro B e B1, punta dritto al bersaglio: i sindacati dell'azienda. Tosti, è in atto un braccio di ferro? «Si può chiamare anche così. Da tempo chiediamo a questi signori di sedersi intorno ad un tavolo e ragionare. Non possiamo più tollerare comportamenti fuori dalla storia». Chi sono quelli che lei chiama «questi signori»? «Le sigle sindacali, e i macchinisti. Certi vecchi schemi vanno rivisti. Serve meritocrazia, trasparenza, correttezza». Faccia un esempio «Abbiamo selezionato 40 nuovi macchinisti e ci troviamo con proteste e malattie sulle turnazioni. Certi comportamenti non possono più essere tollerati: è l'azienda che organizza i turni». I sindacati hanno proposto dieci ore di «turno a recupero», che - in caso di malattia di un macchinista - fa scattare il turno «a straordinario», con stipendio maggiorato? «È così. Ma abbiamo rifiutato: i costi sarebbero eccessivi. I sindacati dovrebbero fare pace col cervello: prima parlano di turni usuranti, poi propongono un recupero da dieci ore...». Avete il sospetto che quelle malattie non siano reali? «Le rispondo con le statistiche: tre settimane fa i treni scartati (un macchinista può rimandare indietro una vettura, se pensa che sia danneggiata o inutilizzabile, ndr) o il rifiuto turni erano quasi inesistenti...». La B e la B1 sono diventate il red carpet della protesta? «Purtroppo sì. Mi vergogno con la nostra clientela: speravano che il trasporto su rotaia migliorasse, per ora non è così». Precetterete i macchinisti? «Se fossi il Prefetto chiederei un tavolo urgente per risolvere la problematica. Ma stiamo valutando anche la denuncia alla Procura per interruzione di pubblico servizio, analizzando il discorso sui treni scartati. Se ci sono i presupposti, presenteremo un esposto». I macchinisti dicono che alcuni treni erano guasti. Non è così? «Macché. In molti casi i danni erano inesistenti, o risolvibili con una semplice manutenzione». Sulla linea ci sono pochi mezzi? «I convogli sono 27, una flotta incredibile. Mancano i macchinisti, non i treni. Così, i ritardi possono arrivare anche a 40 minuti». E i problemi del telecomando? «Parlo da ingegnere: tutti i progetti, grandi e piccoli, vivono quella che si chiama la "mortalità infantile". È normale che all'inizio ci sia qualcosa da sistemare, ma la sicurezza della linea non è discussione». Che ruolo hanno i sindacati in Atac? «C'è un bel rapporto con le sigle»: Non sembrerebbe. «C'è un capo azienda che decide. E se non c'è ragionevolezza, certi accordi potremmo anche rivederli in via unilaterale». Come farete a riassorbire gli «ad personam» dati sotto Parentopoli? «Sto parlando con quei dipendenti che hanno posizioni scorrette, come inquadramento professionale. Chi ha 3 mila euro di superminimo può scegliere: o fa parte del futuro aziendale, oppure per noi resta solo un numero di matricola». Una minaccia? «No, una moral suasion. Le faccio un esempio: tre dirigenti mi hanno chiesto di retrocedere a quadro. Altri tre si sono impegnati a rinunciare al patronage (benefit dato dall'ex ad Bertucci ad alcuni fedelissimi: 5 anni di «scivolo», in caso di rimozione, ndr). Io stesso mi sono tagliato la retribuzione, il premio di produzione e non ho tutele: posso essere mandato via da un momento all'altro». È vero che gira con una Panda? «Ho anche quella. Ma, per motivi di sicurezza, devo usare una Croma».