Ad Avezzano c’è il Palazzo di Giustizia, nel Chietino l’ex stazione di San Vito.
Saia e Acerbo: affitti pubblici, che fine ha fatto il regolamento?
CHE fine ha fatto il regolamento attuativo della norma che prevede che Regione ed Enti locali , prima di procedere a locazioni di immobili, devono verificare la disponibilità di locali di proprietà di altri enti pubblici? È quanto chiedono in un’interrogazione i due consiglieri Antonio Saia (PdCi- nella foto) e Maurizio Acerbo (Prc) al presidente del consiglio regionale Nazario Pagano . Il principio a cui si ispirano Acerbo e Saia è quello della revisione sugli afftti pubblici: perché dare soldi ai privati quando possono esistere locali pubblici vuoti? Lo stesso principio che aveva guidato l’articolo 57 della Finanziaria regionale , il quale prevedeva che entro 45 giorni dall’entrata in vigore la giunta avrebbe dovuto portare in Consiglio il regolamento attuativo. La norma è stata invece approvata e il regolamento non si è visto.
PESCARA Dalle spiagge alle caserme militari dismesse, ex stazioni ferroviarie, ex carceri, ma anche appartamenti ed edifici storici, come ad esempio il Palazzo di Giustizia in via Corradini ad Avezzano. Sono circa 500 i beni immobili dello Stato che in Abruzzo possono finire nel patrimonio che il governo intende valorizzare e mettere sul mercato per tentare di riequlibrare il bilancio. Il decreto , malgrado sia alle origini e preveda quindi ancora la formula “salvo intese” (nel senso che è soggetto ad affinamenti e modifiche) , fa riferimento anche a quote di minoranza che gli Enti pubblici, come Comuni e Province, detengono in società partecipate. Le quote possono essere cedute a un fondo di valorizzazione che diventerebbe partner degli Enti pubblici. Ad esempio, le quote di partecipazione che il Comune di Pescara detiene nel capitale Arpa (società regionale di trasporto su gomma) oppure nel capitale Saga (la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo) potrebbero andare ad un nuovo soggetto sociale da individuare . Il vantaggio per i Comuni starebbe nel fatto che essi si liberebero di partecipazioni che rappresentano negatività nei rispettivi bilanci e che contribuiscono ad affondare i conti pubblici. Nel caso dei trasporti, non si sa ancora come il nuovo decreto sulla vendita di patrimonio e società pubbliche possa rapportarsi con il decreto sulle liberalizzazioni sul quale è a sua volta incardinata la legge regionale che vuole l’azienda unica dei trasporti su gomma. Il decreto è in corso di sviluppo ed è per il momento più chiaro sugli immobili. In questa sfera rientrano senz’altro i beni demaniali che lo Stato, attraverso l’Agenzia del Demanio, da anni tenta di cedere anche in via gratuita ad Enti pubblici. Il patrimonio dello Stato conta anche su migliaia di pezzetti di territorio e storia del Paese. Terreni incolti, alvei di fiume, ruderi di ogni genere, ma anche rifugi antiaereo, ricoveri per senza tetto, ex conventi. La ”vetrina” del patrimonio è sul sito dell'Agenzia del Demanio, con fotografie e prezzi di inventario (non di vendita). Ad esempio nell’Aquilano ci sono gran parte della ferrovia L’Aquila-Capitignano e la scuola di Lecce dei Marsi. L’elenco continua con l’ex aeroporto (quello che c’è) di Piana di Bagno (valore inventariale, 2.684 euro), e un’area di piazza San Bernardino all’Aquila (valore 74.547 euro). Nel Chietino si va dal relitto dell’ex stazione Sangritana di San Vito all’arenile in via Dalmazia a Vasto (valore 39mila euro) dall’ex casello ferroviao di Villa Santa Maria (10.700 euro) a un ristorante in via Spaccapietra a Francavilla (214mila euro). A Chieti può essere ceduto l’ex campo funzionale dell’ispettorato dell’agricoltura in via Pescara (123mila euro). Nel Teramano, invece, spiccano l’ex Casa del fascio di Roseto (19,359 euro) e un tratto di lungomare di Tortoreto (111.559 euro). E Pescara? Tra spiagge, negozi e stabilimenti,troviamo l’area demaniale restituita dal Consorzio ortofrutticolo (ex Cofa) al porto: il valore inventariale è di 86mila euro e la Regione la sta per cedere alla Camera di commercio.