Qualcuno si riconosce tra quei volti rugosi appesi alle pareti del gazebo, le immagini drammatiche dell'alluvione del '92. Ed è singolare che il presidio di protesta organizzato dalla marineria, i sindacati, le associazioni degli artigiani e dei commercianti, si apra proprio con la mostra del fotografo Rino D'Ostilio: un porto spazzato dalla forza del fiume e del maestrale, ieri. Un porto ucciso dalla burocrazia, dai giochetti della politica e, forse, dal malaffare, oggi.
Un porto che non c'è, impraticabile, invaso dalle alghe, che per effetto del grande caldo aumenteranno ancora la loro fioritura nei prossimi giorni, trasformando il canale in un campo da golf. Il presidente della Provincia, Guerino Testa, ex commissario per l'emergenza del porto, ha sollevato anche questo caso ieri, con una lettera al provveditorato per le Opere pubbliche.
Sul mancato dragaggio dei fondali si muovono adesso le associazioni dei marinai con il nuovo comitato: Insieme per il porto, a cui aderiscono Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Cna, Confesercenti, Confcommercio e Confartigianato, le cooperative dei pescatori Nuovo progresso e Sciarra. Da ieri è partita la raccolta di firme nel presidio allestito sul molo nord, in prossimità del mercato ittico: «Il dibattito che vogliamo aprire con la città e poi sottoporre al prefetto - spiega il segretario della Cgil, Paolo Castellucci - è sulla prospettiva. Dopo i circa 3 milioni di euro spesi inutilmente in un anno, chiediamo certezze». Una esigenza di chiarezza avvertita anche da Ezio Ardizzi: «Vogliamo che con il governo si definisca finalmente un percorso. Siamo nello stesso Paese, ma qui la mano destra non sa cosa fa la sinistra. E attenzione - dice ancora il vice delle presidente della Confcommercio -, lo svuotamento della vasca di colmata non basterà a risolvere il problema, perché la sua capacità è di 220 mila metri cubi, mentre i sedimenti da dragare nel porto canale ammontano ormai a un milione di metri cubi».
La preoccupazione per il crollo dell'economia che ruota attorno al porto resta alta. I posti a rischio, compreso l'indotto, sarebbero centinaia secondo la Cgil. Ieri è partito il presidio sul molo nord, quello delle scafette, e andrà avanti per tutta la settimana. L'obiettivo è raccogliere migliaia di firme. Non si tratta di una consultazione referendaria, ma di una protesta simbolica per tenere alta l'attenzione su una questione ritenuta ormai di interesse regionale: l'addio ai collegamenti con la Croazia è una beffa per tutto l'Abruzzo.
Oggi l'assessore regionale Mauro Febbo sarà a Bruxelles per un incontro con il Commissario europeo agli affari marittimi, Maria Damanaki. La richiesta che sarà portata al tavolo con la Ue è di un arresto immediato e straordinario dell'attività della pesca legato al fermo biologico, in modo da limitare al massimo i danni già onerosissimi subiti dalla marineria a causa del mancato dragaggio del porto di Pescara. Il problema sarà spiegare bene nelle stanze di Bruxelles - senza che qualcuno chiami la Neuro - perché in un anno e mezzo di tempo avuto a disposizione, quello che per l'Europa è considerato un intervento di ordinaria manutenzione per i porti costruiti sull'estuario dei fiumi, non sia stato fatto.