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Data: 19/06/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro e esodati, Pd diviso. Fornero: ci vuole pazienza. Il ministro oggi in Senato: lavoriamo alla quantificazione

Fassina: difficile il ddl entro il 28. Boccia: basta esternazioni

ROMA - La vicenda esodati diventa determinante per i tempi di approvazione della riforma del mercato del lavoro e provoca tensione all’interno del Pd. Solo se il governo riuscirà a convincere che presto troverà una soluzione anche per chi - fuori dalla quota dei 65.000 già salvaguardati - rischia di rimanere senza stipendio e senza pensione a causa delle più severe regole di pensionamento, il Pd darà il suo ok alla Camera in tempo per il vertice europeo del 28-29 giugno a Bruxelles. Oggi è previsto un vertice tra il ministro Elsa Fornero e i capigruppo di maggioranza alla Camera.
L’accordo non è impossibile, viste le aperture arrivate ieri dalle altre forze che appoggiano il governo. Il più determinato è il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che propone di «approvare subito la riforma del lavoro e poi dare corso, se necessario, ad una verifica. Un tagliando». Via libera di fatto anche del Pdl. Dice Giuliano Cazzola, uno dei relatori del provvedimento: «Una strada per votare la riforma del lavoro entro il 28 ci potrebbe essere: lasciare il testo così come è stato approvato dal Senato e negoziare con il governo una serie di modifiche anche al ddl lavoro da collocare nel decreto sviluppo». E forse non a caso ieri il ministro Fornero ha parlato di «atteggiamento pragmatico» dicendo: «dove non funziona si cambia».
Più complessa la posizione del Pd. Dice il responsabile economico, Stefano Fassina: «Per il 28 giugno non ce la facciamo. Il Parlamento deve avere il tempo di lavorare». Un’affermazione che provoca immediati mal di pancia nel partito. Il responsabile delle commissioni economiche alla Camera, Francesco Boccia, lo gela: «Fassina dopo essersi immaginato segretario del Pd, oggi è diventato anche capogruppo alla Camera». E sottolinea: «Basta esternazioni. Noi siamo disposti ad approvare il ddl entro il 28, ma vogliamo che si risolva la questione esodati. È una posizione concordata con il segretario dai gruppi parlamentari».
Fari puntati, quindi, sull’intervento della Fornero oggi nell’aula del Senato. Dopo la guerra di cifre con l’Inps, tutti chiedono di conoscere il numero reale di chi, nell’arco dei prossimi anni, si ritroverà intrappolato nella rete della riforma. Ieri il ministro da Milano - dove un gruppetto di persone l’ha duramente contestata - ha detto che ci vuole «pazienza», che il suo team «sta lavorando» alla quantificazione dei soggetti coinvolti. Di certo - ha ribadito - la riforma era necessaria e urgente: «Bisognava amputare la gamba al malato con il rischio di cancrena». Un paragone che ha provocato le critiche di Verdi e Idv.
Tornando agli esodati, secondo alcune indiscrezioni, la ricognizione del ministero del lavoro (per la quota oltre i 65.000 già salvaguardati) è a buon punto: sarebbero circa 25.000 le persone coinvolte in accordi collettivi firmati presso il ministero delle Attività produttive, e poco meno di diecimila gli esodati per effetto di accordi individuali. Con una definizione più netta dei requisiti verrebbero sfoltite le altre categorie a partire da chi è stato autorizzato alla prosecuzione volontaria dei contributi (molti hanno meno di 50 anni). In totale, non si dovrebbe superare la cifra di 45.000-50.000. Un numero che, aggiunto ai 65.000, porterebbe la platea vicina ai 100.000, tanti ma comunque molto meno dei 390.200 contati dall’Inps. Il problema è quello delle risorse finanziarie.

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