ROMA «Sette giorni di ferie in meno per far crescere un punto di Pil». Fa discutere e non poco la ricetta del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo di aumentare il tempo di lavoro per far crescere la produttività. Nel brevissimo tempo «lo choc può venire dall’aumento dell’input sul lavoro, senza variazioni di costi: lavoriamo mediamente 9 mesi all’anno e credo che ormai questo tempo sia breve». dice Polillo. Che poi aggiunge: «Stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità perchè abbiamo un deficit delle partite correnti nella bilancia dei pagamenti che è di circa 3 punti di Pil, se non chiudiamo questo gap non possiamo continuare a usare prestiti esteri per sostenere i consumi». Per il sottosegretario ci sono solo due strade per colmare il divario: «Ridurre la domanda interna e sarebbe inaccettabile se non vogliamo distruggere il Paese oppure aumentare il potenziale produttivo del Paese». La nuova provocazione dell’immaginifico sottosegretario che ha collezionato diverse gaffe con le sue esternazioni nei sette mesi del governo Monti è stroncata da sindacati, esercenti e politici. «E’ un’uscita confusa, estemporanea e non particolarmente geniale e alla quale manca un naturale complemento: perché non chiedere ai 500mila lavoratori in cassa di rinunciare ad una settimana di indennità? Per questa via anche le casse dello Stato ne trarrebbero un beneficio» domanda ironico il segretario conferedale Cgil Fabrizio Solari. Solari stronca sul nascere Polillo che in un convegno aveva garantito che sulla sua ipotesi stavano ragionando «tutte le sigle compresa la Cgil e settori illuminati». Drastica la Cisl. «In altri tempi queste ricette avrebbero fatto sorridere ma siccome soluzioni del governo hanno superato la più perfida fantasia, se il sottosegretario Polillo vuole lavorare una settimana di più cominciasse lui a dare l’esempio» commenta il segretario confederale Luigi Sbarra. «Non insista Polillo con la storia della settimana di ferie da togliere agli italiani, piuttosto si tolga lui: a guadagnarci sarebbero Monti e i cittadini», rincara Achille Passoni (Pd). Duro infine il presidente di Assoconsumo-Confesercenti, Cladio Albonetti. «Il problema della grave crisi non si risolve facendo lavorare di più gli italiani ma facendo smettere la classe dirigente di rubare», dice Albonetti chiedendo di non rovinare il turismo, solo settore a tenere. Polillo però non si scompone e su twitter rilancia: «Basta piagnistei». Del resto proprio sui piagnistei Polillo è caduto la prima volta. La Fornero si commuove e lui tuona: «Un politico di esperienza non avrebbe fatto l’icona della fontana che piange». Con il ministro se l’è cavata con un mazzo di fiori. Poi eccolo sull’articolo 18. Il referendum? «E’ un mezzo imbroglio». Da sinistra fioccano le prime richieste di dimissioni. Berlusconi? «Un perseguitato, spero che vada al Colle». Plaude il Pdl, insorge il Pd. L’elenco della gaffe è lungo. Polillo getta benzina sul fuoco: «Gli accordi firmati dagli esodati possono essere nulli»,dice. Replica Fornero: «Se ha una ricetta buona se ne faccia carico». Il panico lo scatena con la tassa su cani e gatti. Ma era una battuta.